280.000. No, non è il numero di salsicce arrostite sulle griglie. È il numero di persone che quest’anno hanno invaso il Nürburgring per la 24 Ore, una cifra da capogiro, ben superiore al pubblico della Formula 1 a Imola. E non si tratta di vip, influencer con badge o spettatori da salotto. Sono veri appassionati, gente che si accampa una settimana prima con tende, barbecue, casse di birra e un solo credo: il Motorsport.
E allora viene spontanea la domanda: perché in Italia, patria di motori, pistoni e Ferrari, non riusciamo ad avvicinarci nemmeno lontanamente a una cultura così viva e popolare del Motorsport? Quando vado a Imola o in altri autodromi italiani per una gara “minore”, la tribuna è un deserto. Eppure lo spettacolo c’è, eccome se c’è. Basta togliere il paraocchi della Formula 1.
Pazza come una notte al Nürburgring
La 24 Ore del Nürburgring non è una corsa. È un rito pagano, una battaglia continua su una pista che conosco bene – e che già solo a guidarla da turista, col casco e con rispetto, ti fa capire quanto sia folle anche solo immaginare di correrci.
Figuriamoci per 24 ore. Col buio. La pioggia. Le luci delle GT3 che fuggono nella nebbia come astronavi. Le TCR che arrancano, i doppiaggi continui, le bandiere gialle, i carri attrezzi in pista (!). È il Far West, ma con le regole. È adrenalina pura, quella che a volte manca in una corsa di F1 dove tutto dura un’ora e mezza e il rischio sembra anestetizzato.
Complimenti BMW, ma…
La BMW l’ha spuntata. Bravi. Macchina solida, squadra perfetta, vittoria meritata. Ma lasciatemi dire una cosa da tifoso, sì, ma anche da spettatore: la penalità inflitta a Kevin Estre per il contatto con l’Aston Martin mi è sembrata esagerata. E lo dico sapendo che l’incidente è stato brutto, con la vettura inglese che si è cappottata.
Però… guardiamo bene. Contestualizziamo. Estre ha visto l’Aston spostarsi a sinistra: per chi corre, quello è spesso un segnale di “vai, passa”. Peccato che il pilota dell’Aston stesse solo impostando la curva successiva. Risultato: contatto, volo, penalità da 32 secondi e sogni Porsche mandati in frantumi.
Se si guarda solo il replay, Estre sembra un kamikaze. Ma chi ha seguito ore e ore di gara sa che lì non si passa per cavalleria, ma per sopravvivenza. Le traiettorie sono compromessi, le decisioni si prendono in centesimi di secondo. A me pare più un errore da incomprensione che un atto da punire così pesantemente. Ma forse sono solo troppo innamorato di quella 911 che pare correre con l’anima.
Una lezione da imparare?
Alla fine, resta una certezza: il Nürburgring 24 è la gara. Non perché sia perfetta, ma perché è viva. Sporca, lunga, imprevedibile, autentica. E se 280.000 persone la scelgono come festa dell’anno, forse dobbiamo guardarci un attimo allo specchio e chiederci: dove abbiamo perso il treno del Motorsport popolare? Perché finché penseremo che le corse siano solo quelle che vanno su Sky, ci perderemo il lato più bello di questo mondo: quello che puzza di benzina, erba bagnata, würstel e sogni.
“Io sul Ring ci ho girato con calma, e già mi sembrava di pilotare un razzo su una mulattiera. Questi ci fanno la 24h. Non sono piloti: sono alieni col fegato al posto del cervello.”