E niente. Alla fine la fanno davvero.

La 718 elettrica è confermata. Porsche ha deciso che Boxster e Cayman del futuro saranno anche elettriche e il progetto, nonostante tutti i dubbi e i ripensamenti degli ultimi mesi, andrà avanti.

Ora, sicuramente sanno quello che fanno.

E non lo dico con ironia.

Avranno soppesato tutto, avranno numeri che io non ho, analisi di mercato che io non ho mai visto, informazioni sul futuro che io non possiedo e, soprattutto, avranno probabilmente un cervello un po’ più fine del mio e una preparazione decisamente superiore.

Però non sarei onesto con me stesso se dicessi che la notizia mi convince del tutto.

Dal mio modestissimo punto di vista, sono un po’ sorpreso.

E lo dico da uno che, come ormai sapete, non è affatto un talebano del motore termico.

La Taycan, per esempio, rimane uno dei miei sogni nel cassetto. E se mi proponessero domani una elettrica aziendale anche molto meno nobile della Taycan, probabilmente la prenderei più che volentieri.

Il problema è che, secondo me, questo è un momento piuttosto strano per presentare una sportiva elettrica.

Quando arrivò la Taycan, il discorso era diverso.

L’elettrico iniziava a farsi conoscere davvero e Porsche entrò nel mercato a gamba tesa: una berlina sportiva bellissima, tecnologicamente avanzatissima, con prestazioni da supercar e una qualità costruttiva da Porsche.

All’inizio fu accolta molto bene e le vendite furono interessanti.

Poi sappiamo tutti come è andata.

La frenata dell’elettrico è stata importante e, probabilmente, per una serie di motivi.

Forse la fascia di persone che desiderava veramente una elettrica si è già in buona parte saturata.

Forse il problema è anche che l’elettrico è stato raccontato male.

E qui mi viene in mente una storia che ho vissuto personalmente.

Qualche anno fa sono dovuto correre a casa di un importantissimo dirigente di una grande azienda. Aveva una BMW iX50 e non riusciva a ricaricarla.

Arrivo a Ravenna, mi accoglie la signora che mi ringrazia e mi dice:

“Guardi, mio marito è molto nervoso.”

Mi accompagna in garage.

Trovo il marito davanti alla macchina con quella che lui evidentemente considerava la “presa di emergenza”: il famoso trasformatore con la Schuko.

Era furibondo.

La sua iX50 aveva 120 kWh di batteria e non riusciva a capire come mai ci mettesse così tanto a caricarsi utilizzando i 3 kW disponibili a casa.

Gli avevano detto che si sarebbe caricata in venti minuti!

A quel punto avrei voluto dirgli:

“Beh, sa… la matematica.”

Perché 120 diviso 3 fa giusto 40 ore.

Alla fine la macchina gliel’ho riportata a casa dopo qualche ora, passando anche da una stazione di ricarica per quella che potremmo definire una piccola missione di soccorso.

Ma io sono abbastanza sicuro che quell’uomo non abbia mai più comprato una macchina elettrica.

E non perché l’elettrico non funzionasse.

Semplicemente perché gli era stato venduto in un modo e si era scontrato con una realtà diversa.

Il problema è che per anni abbiamo sentito raccontare del famoso “20-80% in meno di un’ora”, spesso anche da giornalisti seri e preparati.

E nella testa dell’utente medio quella frase diventa:

“La macchina si ricarica in meno di un’ora.”

Dove?

Ovunque.

Anche a casa.

Possibilmente con la Schuko.

Ecco, magari non è proprio così.


Però torniamo alla 718.

Quando fu annunciata, devo ammettere che ci pensai anch’io.

E mi dissi:

“Finalmente!”

Una 718 elettrica potrebbe essere perfetta.

La ricarico a casa con calma, non pago bollo e superbollo, ho un’accelerazione mostruosa, la uso quando voglio e ho risolto tutti i problemi.

Poi ho avuto un’illuminazione.

Dovrei comprarla per il bene dell’umanità.

Perché sono praticamente certo che, se comprassi io una 718 elettrica, il giorno dopo toglierebbero il superbollo.

Battute a parte: ha veramente senso comprare una sportiva elettrica per non pagare il superbollo?

E qui arriviamo al punto che mi interessa veramente.

Non voglio fare il solito discorso sul piacere di guida.

Non voglio parlare del rumore del motore.

Non voglio nemmeno dire che una Taycan sia poco divertente: è una macchina che, se la provi seriamente, è assolutamente spettacolare. E alla fine persino lo Sport Sound non è così male.

Il mio dubbio è un altro.

Una sportiva non ha una vita normale.

Una vettura che utilizzi tutti i giorni, macinando chilometri, può avere una vita utile di sette, otto anni. Dieci se la sfrutti fino in fondo.

Poi, se l’hai veramente sfruttata, è arrivata.

Una sportiva invece la usi in modo sporadico.

Dovrebbe essere quasi eterna.

Una 964 può consumare come una petroliera, ma se la usi 3.000 chilometri all’anno continuerà tranquillamente a farli anche tra vent’anni.

La usi esattamente come useresti una 992.

E allora mi chiedo:

una 718 elettrica tra dieci anni come sarà messa con il suo pacco batterie?

Perché questo è il punto che mi interessa.

Non sto dicendo che la batteria sarà necessariamente da buttare.

Non lo so.

Magari sarà ancora perfetta.

Magari Porsche avrà sviluppato sistemi di gestione talmente evoluti da renderci ridicoli tutti quanti.

Ma se oggi una Taycan o una Macan elettrica, cioè automobili molto più adatte a un utilizzo quotidiano, fanno fatica sul mercato dell’usato, chi sarà disposto a comprare una 718 elettrica usata tra dieci anni?

E quanto varrà?

Perché una sportiva deve avere anche questa caratteristica: deve poter sopravvivere al suo primo proprietario.


E poi c’è il problema Taycan.

Qui entro ancora di più nella mia personale testa di bufalo.

Se vedo una concessionaria Porsche con qualche Taycan usata ferma da mesi, la mia logica semplicistica mi porta a pensare:

“Quasi quasi gliela faccio un favore. La porto via io.”

Invece no.

Non funziona così.

Se la compro, so già che dovrò andare nei Centri Ufficiali, con la manodopera a 110 euro l’ora, e affrontare tutta la relativa compagnia di giro.

E soprattutto so che, quando tra qualche anno tornerò dal concessionario per darla dentro, potrebbe arrivare la frase che nessuno vuole sentire:

“Eh, questa ormai non la ritiriamo.”

E se provo a protestare:

“Ma l’hai voluta prendere tu.”

Fantastico.

È un po’ come comprare un frigorifero Porsche e scoprire dopo cinque anni che nessuno vuole più il frigorifero Porsche.


Quindi, amici, io veramente non so chi sarà quello che staccherà un assegno da almeno 100.000 euro per una 718 elettrica sapendo di mettersi in garage un possibile problemino futuro.

Perché il prezzo sarà una delle questioni fondamentali.

Se hai i soldi, ti piace e vuoi provarla, sono sicuro che sarà una macchina straordinaria.

Anzi, probabilmente sarà una Porsche straordinaria.

Non compratela però perché oggi una 911 base costa 160.000 euro.

Non compratela perché la Boxster con il Flat Six non la fanno più.

Non compratela perché “tanto ormai bisogna andare sull’elettrico”.

Compratela perché la volete.

Per tutto il resto, secondo me, Porsche sta rischiando di creare un buco di mercato.

E qualcuno quel buco prima o poi lo riempirà.

Anzi, vi dirò di più.

Io una mia idea ce l’ho.

BMW.

Sta andando bene con l’elettrico, sta andando bene con le sportive, ha una gamma M che continua a parlare agli appassionati ed è impegnata nel WEC, proprio quel mondo dal quale Porsche ha deciso di uscire.

Insomma, qualcuno che sembra voler continuare a produrre automobili pensando anche a quelli come noi c’è ancora.

E quando il mercato inizierà — perché secondo me lo sta già facendo — a dare ragione a chi avrà avuto il coraggio di ascoltare gli appassionati, vedrete che anche gli altri torneranno a seguirlo.

Magari Porsche compresa.

Nel frattempo, comunque, facciamo un applauso agli ingegneri di Zuffenhausen.

Perché se davvero riusciranno a fare una 718 elettrica leggera, divertente, equilibrata e desiderabile…

il Toro sarà ben felice di mangiarsi le proprie parole.

Ma solo dopo averla provata.

E possibilmente non con la Schuko.

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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice