Ogni volta che l’Europa mette mano alle normative sull’auto succede più o meno la stessa cosa: comunicati stampa pieni di buone intenzioni, titoli rassicuranti, dichiarazioni sul “futuro sostenibile”… e poi, quando vai a leggere le carte vere, scopri che il futuro è sostenibile soprattutto per chi non deve comprare un’auto.

Negli ultimi mesi molti hanno tirato un sospiro di sollievo leggendo che il famoso “blocco totale dei motori termici dal 2035” non sarebbe più così totale, ma si parlerebbe di un 90%. “Avete visto? L’Europa ha fatto marcia indietro!”.

Ecco, io invece la vedo al contrario: più che un segnale di apertura, è l’ennesimo tassello di confusione.


Dal 100% al 90%: non è una svolta, è un problema

Perché il punto non è se il termico muore al 100% o al 90%. Il punto è che continuiamo a cambiare le regole mentre la partita è in corso.

  • I costruttori non sanno più su cosa investire davvero
  • Le reti di vendita navigano a vista
  • I consumatori… semplicemente non capiscono

E il consumatore privato, quello che compra un’auto con sacrificio, non ragiona su orizzonti politici, ma su una domanda semplicissima:

“Questa macchina fra 5, 8 o 10 anni sarà ancora utilizzabile e rivendibile?”

Perché per molti la scelta dell’auto è seconda solo a quella della casa. Non è un abbonamento mensile, non è uno smartphone che cambi ogni due anni.


Aziende vs privati: due mondi diversi

Le flotte aziendali, piaccia o no, si adattano sempre. Devono farlo.

  • Cambiano auto per necessità
  • Seguono la fiscalità del momento
  • Scaricano i costi
  • Pianificano su cicli brevi

Il privato no. Il privato mette soldi suoi, e pretende – giustamente – certezze.

Ed è proprio qui che entra in scena la nuova protagonista del 2025: la normativa Euro 7.


Euro 7: tecnicamente parlando (senza addormentarci)

Euro 7 non è semplicemente una “Euro 6 più cattiva”. È un cambio di approccio.

In sintesi:

  • Limiti più stringenti su NOx, particolato e CO
  • Controllo delle emissioni per un arco di vita più lungo del veicolo
  • Estensione delle normative anche a freni e pneumatici
  • Monitoraggio continuo del comportamento emissivo dell’auto

Il concetto chiave è uno solo:

Non conta solo come l’auto esce dalla fabbrica, ma come viene usata nel tempo.

E qui, permettetemi, iniziano i problemi seri.


Il proprietario diventa responsabile delle emissioni

Euro 7 introduce un principio nuovo e pericoloso: la responsabilità emissiva si sposta sempre di più sul proprietario.

Le vetture saranno costantemente connesse e in grado di comunicare:

  • Stato del veicolo
  • Livelli di emissione
  • Coerenza (o meno) con i parametri di omologazione

Ora, attenzione, perché qui si apre un bivio enorme.

Scenario 1 – quello “buono”

Il sistema serve a:

  • Segnalare manutenzione mancata
  • Evidenziare guasti
  • Intervenire su componenti difettosi

In questo caso, nulla da dire. Ha senso.

Scenario 2 – quello inquietante

E se invece fosse un controllo di merito sull’uso dell’auto?

Facciamo un esempio concreto.


Plug-in Hybrid: e se non la ricarico?

Prendiamo una Plug-in Hybrid.

Le sue emissioni omologate sono bassissime perché il ciclo WLTP prevede:

  • Batteria carica
  • Ampio uso della modalità elettrica

Ma nella vita reale?

Se io non la ricarico – non perché è rotta, ma perché la uso così – le emissioni salgono. Molto.

Domanda semplice:

Diventerà obbligatorio ricaricarla?

E se sì:

  • Quanto spesso?
  • In che percentuale?
  • Dovremo rispettare l’80% di percorrenza elettrica dell’omologazione?
  • Avremo deroghe?

Perché se così non fosse, il rischio è di trasformare una scelta tecnica in un obbligo comportamentale.


E le sportive? Facciamo finta di non capirci?

Prendiamo una 911 nuova.

Sulla carta ha emissioni dichiarate.

Nella realtà:

  • Se vai tranquillo, consuma il giusto
  • Se la usi come una 911, i consumi salgono. Tanto.

Ora mi spiegate una cosa:

Se io pago una sportiva, qualcuno potrà contestarmi come la uso?

  • Cambio a 2.000 giri per stare nei parametri?
  • Se tiro a limitatore mi arriva un richiamo?
  • Se consumo “troppo” rispetto all’omologazione sono fuori norma?

Siamo seri.


Controllo h24: dove finisce la libertà?

Il vero tema non è l’ambiente. Il vero tema è il controllo continuo.

Se l’auto comunica tutto:

  • Emissioni
  • Stile di guida
  • Utilizzo reale

Dove ci fermiamo?

  • 80 km/h dove c’è il limite a 70 → multa automatica?
  • Accelerazione troppo allegra → segnalazione?

Fantascienza? Forse. Ma la tecnologia per farlo esiste già.


Freni e pneumatici: qui rischiamo il disastro

Euro 7 introduce limiti anche sulle emissioni:

  • delle polveri dei freni
  • del particolato degli pneumatici

Sulla carta tutto bellissimo. Nella realtà… complicato.

Pneumatici

Con le auto elettriche abbiamo già visto cosa succede:

  • Priorità assoluta all’autonomia
  • Gomme a bassa resistenza al rotolamento
  • Mescole dure
  • Sezioni spesso sottodimensionate

Risultato?

Prestazioni scarse in condizioni critiche.

Non perché i produttori siano incapaci – anzi – ma perché i parametri richiesti vanno in una sola direzione.

Traslare questo approccio su tutte le auto è pericoloso.

Freni

Con ibride ed elettriche:

  • L’80% delle decelerazioni avviene tramite rigenerazione
  • I freni meccanici lavorano nel restante 20%

Domanda provocatoria:

Non sarebbe meglio lasciare ai freni il compito di frenare al 100%, senza troppe paranoie sulle emissioni?

In emergenza:

  • I freni salvano vite
  • Lavorano con sospensioni e telaio
  • Ma l’unico contatto con l’asfalto restano gli pneumatici

Siamo sicuri che il numero di milligrammi di polvere sia più importante della sicurezza reale?


Ma davvero vogliamo togliere l’auto alle persone?

Le emissioni sono già state ridotte enormemente negli ultimi decenni.

Eppure la sensazione è sempre la stessa:

Ogni giorno un passo in più per rendere l’auto un problema, non una risorsa.

Forse l’idea è un futuro fatto di:

  • Città
  • Sharing
  • Guida autonoma

Bellissimo sulla carta.

Ma siamo sicuri che:

  • Funzioni nelle realtà italiane?
  • Funzioni fuori dalle grandi città?
  • Funzioni per tutti?

Perché una cosa è certa:

Se uccidiamo questo mercato per come lo conosciamo, indietro non si torna.


Conclusione (più domande che risposte)

Euro 7 nasce con buone intenzioni. Ma rischia di:

  • Creare confusione
  • Spaventare i privati
  • Mettere vincoli comportamentali
  • Penalizzare sicurezza e piacere di guida

E allora la domanda finale è una sola:

Voi come vedete questo futuro, ormai davvero prossimo?


Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice