Sono diverse mattine che, sulla solita tangenziale, assisto alla stessa scena: il classico tamponamento da ore di punta. Sempre lì, più o meno nello stesso punto.

Ci si avvicina alla città, il traffico aumenta, c’è quel ponte che taglia la visuale e — magia! — qualcuno frena un po’ più del solito. Dietro tutti appiccicati come sardine, e sbam: la fisica si prende la sua rivincita.

Ora, se non sono io uno a cui piace guidare, ditemi chi lo è? Però, scusate, andare al lavoro incolonnati la mattina… è guidare? Davvero?

Abbiamo auto che ormai fanno quasi tutto da sole: radar, sensori, frenata automatica, cruise adattivo, mantenimento di corsia. Eppure quanti li usano davvero?

La risposta classica è sempre la stessa:

“Eh, ma mi fa stare troppo lontano dalla macchina davanti e poi mi tira dentro la corsia!”

Amico mio carissimo: se metti la freccia, tranquillo, non ti tiene in corsia. E quella “distanza esagerata” che ti infastidisce si chiama distanza di sicurezza. È un concetto un po’ retrò, lo so, ma funziona ancora benissimo.

E, udite udite, proprio quella distanza — se rispettata da tutti — ridurrebbe le code. Perché lo “stare troppo vicini” crea l’effetto onda: la prima macchina toglie il piede dal gas, la seconda frena un po’, la terza un po’ di più, la quarta ancora di più… e alla decima, inevitabilmente, qualcuno tampona.

Non sto dando la colpa al malcapitato di turno, potrei essere io o uno di voi. Ma la domanda è: perché per questi trasferimenti quotidiani non ci affidiamo all’elettronica?

Perché non impostiamo l’Active Cruise Control al limite di velocità e ce ne stiamo sereni, con la musica in sottofondo e il caffè che fa ancora effetto?

Se mi rispondete “perché abbiamo fretta”, posso dimostrarvi con la matematica che, su un percorso di 20 km, andare a 15 o 20 km/h in più cambia poco o nulla sul tempo totale.

È solo una sensazione. Un’illusione di velocità che ci regala più stress che minuti risparmiati.

Allora tanto vale rilassarsi e lasciare che la tecnologia faccia il suo mestiere. Guidare nervosi o stressati è pericoloso.

E badate bene: non sto invocando la guida autonoma totale o la resa incondizionata al chip di turno. Amo guidare. Odio quelli che in montagna o su una strada ricca di curve non agevolano il sorpasso (come tra l’altro previsto dal Codice).

Ma la mattina, in tangenziale, non stiamo “guidando”: ci stiamo solo spostando da A a B.

E se per farlo in modo più rilassato, sicuro ed efficiente possiamo contare su sistemi che abbiamo già pagato, direi che vale la pena usarli.

In fondo, ci affidiamo a ChatGPT per sapere che medicine prendere… e poi non ci fidiamo dell’elettronica della nostra auto per andare al lavoro?

Dai ragazzi, siamo meglio di così.

Usiamo la testa — e magari anche un po’ di tecnologia.



Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice