Stesa al sole, con un lettino, un cocktail in mano, e la voglia di guardare il mondo della F1 da un altro punto di vista. Chi mi conosce sa: non sono mai stato un grande fan di Hamilton. Però stavolta… beh, stavolta NON sono dalla parte della corrente.
1. Il confronto “casalingo” che pizzica
La rivalità interna non mentisce: Charles Leclerc guida con un ritmo… imbarazzante per Lewis. Numeri alla mano, Leclerc ha il sopravvento: in qualifica e soprattutto in gara, con diversi podi e una costanza che Hamilton, al momento, fatica a replicare .
2. Il mistero del telaio “basso”
Nel recente GP, si è parlato di un problema tecnico: la vettura di Leclerc sembrava troppo bassa. Se avessero alzato le pressioni o ridotto mappa motore, forse si sarebbe evitato il rischio di squalifica. Se fosse strategia, quantomeno l’avrei condivisa con Lewis. Altrimenti… capisco la frustrazione del 44 che si ritrova a rimontare con la propria macchina, ma non con la stessa resa. Non avevano la stessa macchina. Fine della storia.
3. Lewis “bambino” o campione?
Hamilton sbotta dopo l’ultima qualifica: “Mi sento inutile, Ferrari dovrebbe cambiare pilota”. Parole forti, che riflettono il peso del momento . Eppure, Toto Wolff lo difende e lo incoraggia a restare, ricordando che è ancora uno dei più forti in griglia . Martin Brundle, invece, dice che “qualcosa non funziona” nel suo rapporto con la nuova Ferrari .
4. Dubbio amletico: lo avrei voluto in Ferrari?
Onestamente: no. Non perché non sia un super campione (perché lo è eccome), ma perché era una scelta… diversi livelli sopra le righe, quasi ideologica. Pilota vegano, ambientalista, di colore: il simbolo perfetto per nuovi business legati a “green”, moda, branding. Ma le auto elettriche progettate sembrano ora parcheggiate nei cassetti . Ora vogliono solo performance — e Hamilton può darne tante.
5. Conclusione: un riconoscimento obiettivo
Lo sapete: non mi andava. Però: in pista, se la sa guidare eccome. È un super campione. Non è da buttar via. Ora che è qui, diamogli la chance di dimostrare quel che sa fare. Solo: basta marketing, spazio alla performance. E, per favore, smettiamola di dire che era tutta una questione di brand. La sprint vinta non l’abbiamo mica dimenticata, vero?