Ci sono due modi per affrontare il MIMO.

Il primo è quello razionale: scarichi la mappa, pianifichi il percorso, decidi cosa vedere e quanto tempo dedicare ad ogni stand.

Il secondo è quello che faccio io: entri, senti il rumore di un motore che canta in lontananza, cambi direzione ogni trenta secondi e alla fine della giornata ti rendi conto di aver camminato quanto una mezza maratona… senza sapere esattamente come.

Anche quest’anno il MIMO Milano Monza Motor Show ha trasformato l’Autodromo di Monza in un gigantesco parco giochi per chi ama l’automobile. Tre giorni a ingresso gratuito, tra test drive, parate, supercar, hypercar, aree dedicate all’elettrico e centinaia di vetture da ammirare e, soprattutto, da provare.

Io ci sono stato venerdì, nella giornata inaugurale.

E il primo colpo d’occhio è stato bellissimo.

Tantissimi appassionati arrivati con la propria auto per partecipare ai giri in pista e alle parate. Perché il MIMO non è soltanto un salone dove guardare le macchine dietro una transenna. Qui, se hai il mezzo giusto, puoi anche essere protagonista e vivere Monza dall’altra parte delle reti.

Poi inizi a girare tra gli stand e succede una cosa curiosa.

Ti accorgi che i marchi storici ci sono… ma non sono più gli unici protagonisti.

Anzi.

A catturare l’attenzione sono soprattutto i tanti brand nuovi, quasi tutti provenienti dalla Cina.

Ed è qui che osservare la gente diventa quasi più interessante che osservare le auto.

Li vedi.

Si avvicinano.

Toccano le portiere.

Aprono gli sportelli.

Picchiettano sulle plastiche.

Guardano gli assemblaggi.

Si scambiano occhiate come per dire:

“Mah… sarà davvero così?”

La diffidenza c’è ancora. Sarebbe inutile negarlo.

Ma c’è anche una realtà che diventa ogni anno più difficile da ignorare.

Questi marchi iniziano davvero a fare paura.

Esteticamente sono piacevoli.

Gli interni sono ricchi.

La dotazione è spesso impressionante.

E soprattutto trasmettono una sensazione di qualità che, fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe immaginato.

Attenzione.

Non sto parlando di lusso.

Non sto parlando di materiali da Bentley.

Ma quando guardi il listino ti aspetteresti qualcosa di spartano, quasi “stile Dacia”.

Invece no.

Qui trovi tanta sostanza, tanto equipaggiamento e un livello costruttivo decisamente convincente.

Il loro limite?

La personalità.

Ne provi una.

Poi sali sulla successiva.

Poi sulla terza.

E spesso ti sembra di guidare variazioni sullo stesso tema.

Funzionano bene, ma manca ancora quel carattere che ti fa dire: “Questa è proprio lei.”

Ed è proprio qui che il MIMO diventa prezioso.

Perché puoi farti un’idea vera.

Le tocchi.

Le provi.

Le confronti.

E ti costruisci un’opinione senza affidarti ai commenti dei social, dove tutti sono esperti… soprattutto quelli che non ci sono mai saliti.

Naturalmente, se invece il vostro habitat naturale è fatto di cavalli, cilindri e sogni impossibili… tranquilli.

Di supercar ce n’erano da perdere il conto.

E finalmente ho potuto vedere dal vivo anche la Giamaro.

Che dire…

Quando è scesa in pista non è passata inosservata.

Ha urlato tutta la propria cattiveria.

A un certo punto mi è venuto un dubbio.

“Chissà quale chiave hanno usato…”

No, non sono impazzito.

La Giamaro utilizza davvero una curiosa chiave in pietra lavica e, a seconda della chiave utilizzata, viene resa disponibile una diversa soglia di potenza del motore.

Lo sapevate?

Io l’ho scoperto lì.

Ed è una di quelle trovate che magari possono sembrare strane… ma riescono ancora a dare personalità ad un’automobile in un’epoca dove spesso cambia soltanto il disegno dei fari.

Tra una supercar e l’altra ho resistito persino alla tentazione dei simulatori.

Sì.

Avete letto bene.

Sono stato bravo.

Non mi ci sono buttato sopra dopo i primi trenta secondi.

Credo sia un record personale.

Tra le chicche che mi hanno davvero incuriosito c’è stata anche Stoccarda.

Confesso la mia ignoranza.

Non sapevo nemmeno esistesse.

E invece mi sono trovato davanti ad un raffinato restomod su base Porsche 911, reinterpretato con gusto moderno e un’eleganza tutta italiana, anzi… con un deciso tocco bergamasco.

Molto affascinante.

Molto diverso dal solito.

Poi il villaggio dedicato alle elettriche, con colonnine di ricarica e test drive, l’area dedicata alle nuove tecnologie, gli stand tecnici, perfino l’Esercito Italiano con mezzi, uomini e dimostrazioni che attiravano continuamente grandi e piccoli. Insomma, una manifestazione capace di mettere insieme motori, tecnologia e spettacolo senza mai dare la sensazione di essere dispersiva.

E il caldo?

Beh…

Diciamo che l’asfalto di Monza quel venerdì avrebbe potuto tranquillamente cuocere una piadina.

È stata una giornata… “sfidante”.

Come dicono quelli bravi.

Ma c’era talmente tanto da vedere, fotografare, provare e raccontare che mi sono accorto di essere completamente cotto… solo quando sono risalito in macchina per tornare a casa.

Ed è forse questo il miglior complimento che si possa fare al MIMO.

Quando un evento riesce a farti dimenticare perfino quaranta gradi all’ombra, significa che ha fatto centro.

Grazie MIMO.

Ci rivediamo il prossimo anno.

Magari con qualche grado in meno.

Ma con la stessa voglia di lasciarci sorprendere.


Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice