C’è chi dice che a Imola, per godersi le corse, bisogna scegliere il punto giusto in tribuna. E poi c’è il Minardi Day, dove la tribuna è il paddock e il box, perché la vera magia sta nello stare a un passo dalle auto e dalle persone che hanno scritto pagine di motorsport.
Quest’anno la magia ha funzionato più che mai: oltre 20.000 presenze in due giorni e più di 700 vetture arrivate da tutta Italia e non solo. Numeri da record per la nona edizione, che ha confermato ancora una volta come questa non sia una semplice rievocazione, ma una vera festa del motorsport.
Il paddock, un fiume di persone e di emozioni
Impossibile non notare l’entusiasmo dei tanti giovani, con gli occhi che brillavano davanti a monoposto e supercar che fino a ieri erano solo poster o modellini.
E poi il sound: quel mix di V8, V10 e V12 che ti entra dentro e che nemmeno le cuffie riescono a smorzare. Basta chiudere gli occhi un attimo e sei di nuovo negli anni ’80 o ’90, a bordo pista, quando la F1 era rumore, odore di benzina e fiamme dallo scarico.
Più raduno che gara (ma con qualche eccezione)
Il bello del Minardi Day è che, a differenza delle gare ufficiali, qui il concetto di “competizione” è relativo. Ognuno porta la sua macchina per farla correre, respirare, mostrarsi in movimento.
Ma poi ci sono le eccezioni. Riccardo, ad esempio, con la sua Auto GP ha deciso che il pedale destro non si accarezza ma si pesta, con sorpassi sull’erba e tempi sul giro che hanno fatto sembrare tutto molto più “gara vera” che “parata”.
Stesso discorso per Gianluca con la sua F3, che ci ha raccontato con voce ancora tremante di adrenalina cosa si prova a girare in quel contesto.
E infine, un altro Marcello (questa volta non io) che ha portato la sua Maserati 3200 S a spasso per il circuito, concedendosi anche un piccolo testacoda, giusto per ricordarci che a Imola l’esuberanza si paga subito.
Non solo monoposto
La varietà delle auto è stata impressionante: dal colpo d’occhio sembrava quasi più un raduno di youngtimer che di storiche in senso stretto. Pagani, Porsche GT3, Abarth 595, due MX-5 rigorosamente a tetto abbassato: insomma, ce n’era davvero per tutti i gusti.
Perché il Minardi Day è l’evento dell’anno
Lo dico senza mezzi termini: per chi possiede un’auto sportiva, il Minardi Day è più emozionante della F1. Non si guarda solo lo spettacolo: si diventa parte dello spettacolo.
Chi gira in pista ne esce con la voglia di continuare a farlo, chi non gira (come me, quest’anno) si porta a casa il desiderio di scendere in pista la prossima volta. Perché la bellezza dell’autodromo di Imola, unita all’atmosfera unica che solo la famiglia Minardi sa creare, rende questo evento qualcosa che nessun appassionato dovrebbe perdersi.
E se l’edizione primaverile di cui si vocifera dovesse davvero concretizzarsi, beh, preparatevi: il successo sarebbe garantito.
Il Minardi Day non è solo una manifestazione: è un rituale collettivo, dove passato, presente e futuro del motorsport si incontrano e dove, per due giorni, tutti noi possiamo sentirci un po’ piloti.
