Quattro giorni di gara, dieci prove speciali e tre circuiti per il “coast to coast” da Riccione a Forte dei Marmi, con gran finale a Modena. Tra sfide, imprevisti e passione condivisa, le protagoniste sono ancora loro: le automobili da vivere fino in fondo.

Ci sono manifestazioni nelle quali le auto storiche si ammirano ferme, lucidate e allineate. Alla Modena Cento Ore, invece, si mettono alla prova. Affrontano cordoli, salite, trasferimenti e giornate impegnative, ricordando a tutti che il loro posto può essere ancora sulla strada e in circuito.

L’edizione 2026 ha portato cento equipaggi dall’Adriatico al Tirreno, prima dell’arrivo in piazza Roma a Modena. Quattro giorni di gara, dieci prove speciali e tre autodromi — Misano, Imola e Mugello — hanno scandito un viaggio nel quale la bellezza dei luoghi ha fatto da cornice a una competizione vera.

La partenza da Riccione, dopo gli accrediti e la serata inaugurale a Villa Des Vergers, ha aperto un itinerario attraverso San Marino, il Montefeltro e Urbino, fino alla prima sfida in pista a Misano. Poi Imola, l’Appennino e Firenze, con la serata alla Cattedrale dell’Immagine. Il Mugello ha inaugurato la terza giornata, prima della discesa verso la Garfagnana e Forte dei Marmi. Infine, il ritorno verso Modena attraverso le Apuane e il Passo delle Radici: un ultimo concentrato di curve e prove speciali prima dell’abbraccio del pubblico davanti al Palazzo Ducale.

Il fascino della Cento Ore sta anche in questo equilibrio: al volante si fa sul serio, ma quando si spegne il motore si ritrova il piacere di stare insieme. La classifica conta, naturalmente. Condividere il viaggio, e riuscire a portarlo a termine, conta altrettanto.

Gli imprevisti e quella Stratos di cui si racconta

Non sono mancati i momenti difficili. Abbiamo saputo di alcune vetture coinvolte in incidenti e abbiamo visto con i nostri occhi i segni di quanto accaduto. Fortunatamente, per gli episodi di cui abbiamo avuto notizia, senza conseguenze per le persone.

Tra i racconti circolati durante la manifestazione ce n’è poi uno che sembra già destinato a entrare nella memoria di questa edizione: una Lancia Stratos si sarebbe capovolta in una scarpata, con la vegetazione ad attutirne la caduta, per essere successivamente recuperata e rimessa in marcia. Una vicenda per la quale non abbiamo trovato una conferma pubblica della dinamica e che riportiamo quindi come racconto, con il condizionale necessario.

Se fosse andata proprio così, verrebbe davvero da dire: non si fanno più auto così! Una battuta da appassionati, suggerita dalla capacità di queste macchine di continuare a sorprenderci e dal lavoro di chi sa rimetterle in condizioni di ripartire.

Del resto, il comunicato ufficiale racconta un’impresa concreta delle assistenze: il premio “Mechanical Miracle” è stato assegnato al Team Raceline, che ha riportato in gara la vettura numero 49 dopo un’intera notte di lavoro al termine della terza tappa, recuperando ricambi persino in Svizzera. Il comunicato non precisa la causa dell’intervento, ma il riconoscimento rende bene l’idea di quanto una Cento Ore si giochi anche lontano dal cronometro, tra attrezzi, competenza e determinazione.

I vincitori, tra velocità e precisione

Nella Competition riservata alle vetture costruite fino al 1965, Charlie e Olly Birkett hanno conquistato il primo posto sulla AC Shelby Cobra 289. Alle loro spalle Marcus Anderson e Nicola Arena, su Jaguar E-Type del 1962, e Kevin e Lee Jones, su Ferrari 250 GT Berlinetta dello stesso anno.

Nel raggruppamento G/H/I, Florian Feustel e Katrin Becker hanno vinto con la Porsche 911 RSR del 1973, precedendo Glenn e Conrad Janssens sulla Ferrari 308 GTB “Michelotto” e John Yates e Alexander Lee sulla Porsche 911 RS.

La Regularity ha premiato Herman e Michel Foucart, primi con la Jaguar XK120 del 1953. Seconda la Renault Dauphine 1093 del 1963 di Pascal Deleuze e Laurent Gori, terza la Jaguar E-Type del 1962 di Mike e Carolyn Sheehan.

L’Index of Performance, che tiene conto delle diverse epoche e caratteristiche delle vetture mediante coefficienti correttivi, è andato a Timm Peter Meinrenken e Klaus Masuch su Alfa Romeo Giulia Sprint GTA. Un’altra GTA, quella di Gaby von Oppenheim e Claudia Hürtgen, ha conquistato la Ladies Cup.

La passione può viaggiare anche in moderna

E le auto moderne? Per questa edizione della Modena Cento Ore, la documentazione ufficiale consultata presenta una manifestazione dedicata alle storiche, con le sezioni Competition e Regularity: non emerge una categoria specifica per vetture contemporanee. Programma ufficiale 2026.

Lo spunto resta però interessante, perché l’incontro tra storiche e moderne trova spazio nel mondo degli eventi automobilistici. Anche il Terre di Canossa 2026, organizzato dallo stesso gruppo, prevedeva una sezione per le supercar costruite dal 2001. Programma Terre di Canossa 2026.

È un’apertura che ci piace. Permette di condividere il viaggio anche a chi ama le automobili ma preferisce la comodità di una moderna. E può trasformare la trasferta in un vero appuntamento di famiglia: qualcuno partecipa con la storica, mentre partner, figli o amici seguono con la contemporanea, ritrovandosi alle soste e a fine giornata.

La passione si condivide anche così, lasciando a ciascuno il piacere di viverla con l’auto che sente più sua. Alla Cento Ore, intanto, il centro della scena resta alle storiche: macchine capaci di affrontare quattro giorni intensi e arrivare a Modena con qualche segno in più sulla carrozzeria e molte storie in più da raccontare.

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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice