Ve lo ricordate quel gioco da bambini con la margherita?
“M’ama… non m’ama… m’ama… non m’ama…”
Alla fine dell’ultimo petalo avevi la sentenza. Eri innamorato oppure no.
Ecco, è già da un po’ che con Porsche mi sento esattamente così. Solo che la margherita sembra infinita.
Perché Porsche io l’ho amata davvero.
L’ho amata per quello che rappresentava. Un marchio nato dalle corse, capace di trasformare un’idea apparentemente sbagliata – mettere il motore dietro l’asse posteriore – in una delle più grandi leggende dell’automobile.
Una casa che, invece di seguire il mondo, spesso era il mondo a seguirla.
Poi sono arrivati gli anni delle critiche.
Il Boxster? “La Porsche dei poveri.”
Sì… e allora? Servivano volumi e, diciamocelo, era ed è ancora un gran giocattolo.
Poi arrivò il Cayenne.
Apriti cielo.
“È finita Porsche!”
“Eresia!”
“Un SUV con quello stemma?”
Peccato che il mondo stesse andando esattamente da quella parte e Porsche, ancora una volta, avesse capito tutto prima degli altri.
La Panamera?
Discussione delicata.
Ma dare quattro posti veri e cinque porte a chi amava la 911 non era poi questa bestemmia.
Insomma, anche quando sembrava tradire se stessa, in qualche modo riusciva sempre ad avere ragione.
E poi?
Poi qualcosa si è incrinato.
Sarà colpa delle normative.
Sarà la corsa all’elettrico.
Sarà il mercato.
Sarà quello che volete.
Io provo anche a giustificarla.
Poi però leggo un articolo che sostiene che un dipendente Porsche su due guadagni oltre 100.000 euro all’anno.
Magari è una fake.
Magari è tutto vero.
In entrambi i casi non l’ho presa benissimo.
Perché poi guardi i conti dell’azienda e ti fai inevitabilmente delle domande.
Guardo il WEC.
Ci sono tutti.
Ferrari.
Toyota.
BMW.
Peugeot.
Cadillac.
Alpine.
Aston Martin.
E Porsche?
Dov’è quella Porsche che viveva per le corse?
In Formula 1 è stata una comparsa.
Va bene lo spot degli anni ’80.
Va bene il celebre slogan “Nobody’s perfect” con nove Porsche nelle prime dieci posizioni.
Mitico.
Iconico.
Lo conosciamo tutti.
Però oggi?
Dove siete?
Poi vedo gli eventi.
Esperienze esclusive.
Clienti coccolati.
Lanci spettacolari.
Hanno perfino affittato l’aeroporto di Forlì per fare vivere un viaggio attraverso tutta la gamma.
Bellissimo.
Davvero.
Ma a quel punto una domanda mi viene spontanea.
Sto amando Porsche per quello che è…
…o continuo ad amare quella che è stata?
Per anni possedere una Porsche significava essere automaticamente catalogato.
Lo sborone.
L’arrogante.
Quello che sicuramente evade il fisco.
Provare a spiegare che avevi semplicemente il cuore nel motorsport e che una 911 era probabilmente il miglior compromesso tra prestazioni, affidabilità, costi di gestione e possibilità di usarla tutti i giorni era quasi una missione impossibile.
Oggi forse sta cambiando anche questo.
O forse siamo noi che stiamo semplicemente invecchiando e idealizziamo il passato.
La Taycan?
Lo sapete.
A me piace da impazzire.
Però fatevi due conti.
Forse, economicamente, conviene usare una 911 tutti i giorni.
Provate a rivendere oggi una berlina elettrica premium.
Poi mi raccontate.
E arriviamo alla 911.
Lei.
Quella che per me è sempre stata LA Porsche.
È diventata semplicemente… inaccessibile.
Prezzi folli.
Forse il problema sono io.
Forse sono semplicemente povero.
Anzi, sicuramente è quello.
Poi provi anche ad auto-convincerti.
“Eh, ma la nuova avrà tantissime cose in più.”
Davvero?
Perché nel frattempo si sentono anche parecchie voci – non confermate, sia chiaro – che raccontano di una 992 non proprio immune da difetti.
E allora guardi il listino.
Lo riguardi.
Lo richiudi.
E ti fai una domanda.
Sto pagando una macchina?
Oppure sto pagando gli stipendi faraonici?
Gli eventi esclusivi?
Le conseguenze di una strategia sull’elettrico che non ha dato i risultati sperati?
Sapete che lo ripeto spesso.
Il mercato ha sempre ragione.
Se vendono, hanno ragione loro.
Complimenti.
Lo dico senza ironia.
Il problema è che poi guardi i bilanci e ti torna in mente una frase di Sergio Marchionne.
“Ferie da cosa?”
La pronunciò parlando di una Fiat che perdeva milioni ogni giorno.
Io sono sinceramente contento se in Porsche guadagnano bene.
Ci mancherebbe.
Bravi loro.
Però, se i conti iniziano a scricchiolare, qualche domanda me la faccio.
Perché ho la sensazione che si stia cercando di trasformare la 911 in un’auto appartenente a un segmento economico superiore rispetto a quello che ha sempre occupato.
Il resto della gamma sta soffrendo.
L’elettrico non è andato come molti speravano.
E allora?
Davvero pensate che debbano essere gli appassionati della 911 a pagare tutta la baracca?
Davvero devo accettare che una 911 costi 50.000 euro in più rispetto a sei anni fa perché qualcuno ha sbagliato strategia?
Oppure sono io che non ho più capito nulla?
Può essere.
Non ho la presunzione di avere ragione.
Anzi.
Probabilmente il limite è mio.
Ma oggi mi sento esattamente come davanti a quella margherita.
La amo.
Continuo ad amarla.
Però qualcosa si è rotto.
Probabilmente non venderò la mia.
Ma, oggi come oggi, non credo nemmeno che la cambierei.
E voi?
Sono io che sto accusando il caldo…
…oppure anche voi, ogni tanto, vi ritrovate a strappare petali immaginari pensando a Porsche?