C’è un momento preciso, nei test delle auto sportive, in cui il cervello smette di ragionare e lascia il volante all’entusiasmo.
Succede a tutti.
Succede ai blogger della domenica. Succede ai giornalisti navigati. Succede persino a quelli che provano una nuova Porsche 911 Turbo S da oltre 600 cavalli con un dritto abbastanza lungo davanti.
E infatti, guardando il recente video pubblicato dal canale YouTube di Quattroruote dedicato alla nuova Turbo S, ci siamo divertiti parecchio. La prova è piacevole, ben raccontata, con il solito entusiasmo da “questa cosa accelera come una fucilata nello spazio-tempo”. Tutto molto bello.
Poi però arriva IL momento.
Il tester sostiene che la nuova Turbo S abbia una velocità massima inferiore di circa 10 km/h rispetto alla versione precedente a causa del famoso “clipping” dell’ibrido.
Tradotto: secondo questa teoria, ad altissima velocità la batteria si scaricherebbe, il motore elettrico smetterebbe di aiutare e le prestazioni calerebbero. Un po’ come succede in Formula One quando termina l’energia disponibile dell’ERS.
Detta così, suona pure credibile.
Il problema è che, probabilmente, non è vero.
Porsche racconta una storia molto diversa
La spiegazione ufficiale di Porsche parla infatti di una scelta legata principalmente agli pneumatici e al comfort: pressioni differenti, setup più orientato alla fruibilità e quindi una velocità massima leggermente inferiore rispetto al passato.
Ora.
Possiamo discutere per ore sul fatto che le Case raccontino sempre tutta la verità. È legittimo avere dubbi. Ma qui entra in gioco un dettaglio tecnico importante che rende la teoria del clipping parecchio traballante.
Il nuovo sistema T-Hybrid Porsche non funziona come un classico ibrido “che spinge finché ha batteria”. Il cuore della questione è il turbocompressore elettrico.
Il turbo elettrico Porsche non è un semplice “aiutino”
Qui bisogna fare attenzione, perché la tecnologia è parecchio interessante.
Quando il turbo tradizionale raggiunge una certa pressione, normalmente entra in funzione la wastegate per scaricare l’eccesso. Nel sistema Porsche, invece, il motore elettrico integrato nel turbo può lavorare anche da generatore.
In pratica:
- quando serve, accelera la turbina eliminando il turbo lag;
- quando la pressione è eccessiva, recupera energia rallentandola;
- quell’energia viene reimmessa nel sistema.
Il concetto, semplificando molto, è questo:
P_{turbina\ eccesso} \rightarrow E_{elettrica} \rightarrow batteria
Ed è proprio qui che nasce il dubbio: se il sistema recupera continuamente energia nelle fasi di massima pressione del turbo, siamo davvero sicuri che in allungo “finisca la batteria” come in una Formula 1?
A noi pare improbabile.
E qui nasce il problema vero
Attenzione: non stiamo dicendo che il giornalista abbia mentito.
Stiamo dicendo una cosa diversa: che probabilmente abbia preso una cantonata tecnica.
Che può succedere. Davvero.
Anzi, siamo i primi ad ammettere che quando ci capita tra le mani un’auto capace di piegare il collo ad ogni accelerazione, la priorità diventa molto poco scientifica e molto più animalesca.
Prima arriva il sorriso idiota.
Poi, forse, la scheda tecnica.
La differenza però è che Emiliani Volanti è un manipolo di appassionati che vive di passione, caffeina e improbabili equilibrismi tra lavoro e blog.
Da una realtà come Quattroruote ci si aspetta inevitabilmente un livello di approfondimento tecnico superiore.
Soprattutto considerando che esistono già spiegazioni dettagliate di questa tecnologia, come quelle realizzate da Andrea Cars and More, che aveva illustrato molto bene il funzionamento del turbo elettrico Porsche.
Il rischio non è la svista. È la superficialità.
Perché il punto non è “hanno sbagliato”.
Il punto è che oggi l’automotive sta entrando in una fase tecnologica talmente complessa che non basta più dire “va forte”.
I lettori — e soprattutto gli appassionati — vogliono capire COME va forte.
E quando anche una testata storica sembra trattare certi aspetti tecnici con leggerezza, il rischio è quello di incrinare lentamente la fiducia costruita in decenni.
Che poi, paradossalmente, è proprio il motivo per cui guardiamo ancora i loro video: perché da loro ci aspettiamo il massimo.
Anche quando prendono una curva tecnica un po’ troppo allegra.