(o come trasformare una sagra in un Gran Premio della batteria)
Domenica sera, invece di restare a casa a guardare Netflix e litigare col telecomando, ho deciso di andare alla sagra al Castello di Montecuccolo. Una quarantina di chilometri da casa mia, partendo da 82 metri sul livello del mare per arrivare a quota 873. Non proprio una passeggiata, diciamo un discreto dislivello da far venire voglia di prendere la scorciatoia in elicottero.
Venerdì ero già stato alla stessa sagra. Stesso percorso, stessa meta… ma con la 911. Mi sono divertito, ho “ballato” un po’ tra le curve, e sono tornato con un consumo medio di 11 km/l. Domenica però, temendo il parcheggio pieno e volendo cambiare copione, ho preso la Toyota C-HR Plug-In Hybrid. 100% di batteria, 100% di serbatoio.
Chi guida una plug-in lo sa: il serbatoio è piccolo, e una volta pieno scatta una strana malattia mentale… non vuoi mai toccarlo. Così, ho deciso: salita tutta in elettrico.
Elettrico puro significa niente allunghi da copione “911 style”, più sorpassi subiti che fatti, ma comunque arrivo nei tempi del navigatore. Anche nei tratti più ripidi ho resistito alla tentazione del termico: sono arrivato al castello con un misero 8% di batteria… ma missione compiuta.
La seconda sfida: l’ignoranza fatta esperimento
Rientro. Domanda: posso tornare solo in elettrico con l’8% di batteria?
Risposta logica: no.
Risposta del mio cervello: “Vediamo”.
E così, ansia da Mille Miglia, piede di fata come nemmeno quando la benzina costava 3 euro al litro, invocazioni a tutti i santi della fisica: Massa, Gravità ed Energia Cinetica. Salite affrontate quasi spingendo la macchina a mano… e incredibilmente arrivo a casa con l’11% di batteria. Il termico non si è mai acceso.
Esperimento affascinante per gli amanti dell’elettrico, totalmente inutile per i termicisti convinti, e di interesse praticamente nullo per il resto del pianeta. Ma è stato un gioco, e mi ha fatto riflettere.
Termico vs Elettrico: due mondi diversi
Con il termico, in discesa consumi meno.
Con l’elettrico, in discesa recuperi energia.
Però… usare tutta la batteria per fare 40 km ti fa già passare un po’ la poesia.
E poi c’è il retroscena: ho dovuto programmare la ricarica al lunedì mattina per non prosciugare subito le batterie di accumulo di casa. In agosto, ma con cielo velato, il fotovoltaico non ha dato il massimo, quindi ho comunque usato gran parte dell’energia di accumulo. Il giorno dopo, altra ricarica programmata sperando in più sole. Insomma, diventi un po’ schiavo di incastri e programmazioni.
La verità?
Girare “gratis” è bellissimo.
Ma ogni tanto ripenso alla libertà di mettere 50 euro in 4 minuti nella mia vecchia A4 e fare 1.000 km senza pensarci. E mi chiedo: tra tutta questa pianificazione, la ricarica, i calcoli, le sfide assurde… ne vale davvero la pena?
Forse l’auto elettrica è come una dieta: tutti ti dicono che “fa bene”, che “è il futuro”, ma appena ti capita davanti un piatto di tortellini (o nel mio caso, un pieno veloce di benzina) ti chiedi se valga la pena rinunciare al piacere per vivere di regole, calcoli e programmazioni.
Il problema è che con l’elettrico non ingrassi… ma rischi di diventare schiavo della bilancia della batteria.