Cari amici di Emiliani Volanti,
devo ammetterlo: la Porsche Taycan mi piace. Mi piace parecchio.
Non è un sogno nel cassetto, perché per me i sogni automobilistici hanno ancora sei cilindri boxer, dodici cilindri a V o comunque qualcosa che brucia benzina con convinzione. Però la Taycan è certamente uno di quei forti desideri che ogni tanto tornano a bussare alla porta.
È bella, va forte, è costruita come una Porsche e, soprattutto, è una delle poche elettriche che trasmettono davvero qualcosa a chi guida.
E proprio per questo la novità appena presentata da Porsche mi lascia piuttosto perplesso.
Si chiama E-Shift.
Detta in parole semplici, Porsche ha deciso di simulare un cambio tradizionale su una vettura elettrica.
Come funziona?
Nella guida normale le palette dietro al volante continuano a gestire la frenata rigenerativa. Ma quando si seleziona la modalità più sportiva, tutto cambia.
Compare una lancetta contagiri virtuale.
Compare l’indicazione della marcia inserita.
Le palette diventano un cambio sequenziale.
L’elettronica modifica l’erogazione della coppia simulando il comportamento di un motore termico.
Ai bassi regimi l’auto spinge in un modo.
Agli alti regimi in un altro.
Ci sono i cambi marcia, i limitatori virtuali e persino il Porsche Electric Sport Sound che si adatta alle variazioni di regime.
In sostanza, la Taycan prova a comportarsi come una macchina con motore termico.
E qui nasce il mio problema.
Perché tutto questo mi dà l’impressione che qualcuno abbia chiesto ai clienti:
“Cosa vi manca delle auto tradizionali?”
E loro abbiano risposto:
“Il suono.”
“L’erogazione.”
“Le cambiate.”
“L’interazione.”
E i tecnici abbiano detto:
“Perfetto, ve le simuliamo.”
Ora, non so voi, ma a me questa cosa convince poco.
Anzi.
Mi convince meno di poco.
Se a me manca il mare e tu sullo schermo del mio iMac mi metti una fotografia delle Maldive con il rumore delle onde in sottofondo, non mi hai reso felice.
Mi hai semplicemente ricordato che non sono al mare.
Se mi manca ciò che mi offre un motore termico, voglio un motore termico.
Punto.
L’elettrico invece è una cosa diversa.
Ha altri pregi.
Altri vantaggi.
Altre opportunità.
Ed è proprio lì che secondo me dovrebbe evolvere.
Volete un consiglio non richiesto?
Sviluppate la ricarica a induzione come avete messo nel nuovo Cayenne.
Quella sì che cambia la vita.
Arrivi nel garage.
Arrivi nel tuo posto auto.
La macchina si posiziona da sola.
Tu scendi.
Fine.
Niente cavi.
Niente sportellini.
Niente spine.
Niente cavi lasciati per terra dove qualche cagnetto — speriamo sempre e solo animali — ha appena deciso di lasciare il proprio contributo alla mobilità sostenibile.
Quello sì che è un passo avanti.
Quello sì che sfrutta il potenziale dell’elettrico.
Volete un’altra idea?
Spingete sulla guida autonoma.
Lo so, entrano in gioco normative, omologazioni e legislazioni.
Ma è quella la direzione.
Devo fare 700 chilometri e per ottimizzare l’autonomia devo viaggiare a velocità moderate?
Perfetto.
Cara Taycan, guida tu.
Io nel frattempo lavoro.
Leggo.
Rispondo alle mail.
Mi rilasso.
Mi godo il viaggio.
Anche questo sarebbe qualcosa che una termica tradizionale non può offrire.
Ecco perché faccio fatica a capire questa rincorsa alla simulazione.
L’elettrico dovrebbe valorizzare ciò che è.
Non fingere di essere ciò che non è.
Perché se la cosa più bella che riesci a fare è imitare una vettura tradizionale, allora forse il messaggio che stai mandando non è esattamente quello che speravi.
Ma magari sono io che non capisco.
Magari tra qualche anno ci troveremo tutti a cambiare marcia virtualmente sulle nostre elettriche da 1.000 cavalli.
Magari sarà divertentissimo.
Però oggi, a caldo, continuo a pensare che tra Sport Shift e Sport Shit sia davvero un attimo.
E voi cosa ne pensate?