È stata appena presentata la nuova Ferrari 849 Testarossa e, come prevedibile, il dibattito è esploso. Non tanto sulle prestazioni – che saranno stellari, inutile dirlo – ma sul nome.
I numeri: tradizione rispettata (più o meno)
Partiamo dall’849. Ferrari, da sempre, con i numeri ci ha giocato parecchio.
- La 308? 3.000 cc, 8 cilindri.
- La 328? Stesso schema, ma 3.200.
- La 348? Esatto: 3.400.
- La 355? Non solo cilindrata, ma 5 valvole per cilindro.
Sui 12 cilindri la musica era diversa: la 512 indicava 5 litri, 12 cilindri; la 250 la cilindrata unitaria. Una logica che in fondo teneva insieme tradizione e ingegneria.
E l’849? Sappiamo che il motore è un V8 da circa 6 litri. Il primo numero è chiaro: 8 cilindri. Il 49 rimanda alla cilindrata unitaria (circa 600 cc a pistone). Tutto torna. O quasi. Perché non 850? Forse troppo vicino a BMW. Non 508, perché ci sarebbe da litigare con Peugeot. Alla fine, 849 è stata la scelta “diplomatica”.
Il nome che fa discutere
Il vero scossone arriva però dal nome: Testarossa.
Un nome che non è solo storia, ma mito assoluto. La 250 Testarossa era una barchetta da corsa; la Testarossa anni Ottantaun’icona pop, grande, larga, con le lamelle laterali e un 12 cilindri che gridava vendetta.
Questa nuova 849? Bellissima e cattivissima, certo. Ma dov’è il legame? Non ha la testa rossa, non ha un V12, non ha nulla che richiami direttamente le sue progenitrici. Viene in mente il parallelo con Maserati, quando chiamò Ghibli una berlina quattro porte: il nome era forte, ma non c’entrava nulla.
Qui la differenza è che dietro c’è il Cavallino, c’è la Formula 1, c’è Lewis Hamilton come testimonial perfetto. Le vendite non saranno un problema: anzi, il contrario, il vero dramma sarà riuscire ad accaparrarsela.
E la macchina?
Prestazioni da urlo. Già la SF90 aveva fatto saltare il banco con il suo avantreno elettrico che la sparava fuori dalle curve come una fionda, superando i 1.000 cavalli. Questa nuova Testarossa promette di andare ancora oltre, con aerodinamica estrema, tecnologia da prototipo e soluzioni mai viste prima. Un missile terra-aria, con targa e assicurazione.
Questione di cuore
Eppure, c’è un però. La linea va capita, metabolizzata, vista dal vivo. L’amore a prima vista che ho provato con la Daytona SP3 qui non l’ho sentito. Forse, se proprio un nome importante andava rispolverato, quello di Testarossa si sposava meglio proprio con la SP3 che con la 849.
Per ora, tanti complimenti ai futuri proprietari. E l’augurio sincero di vederne quante più possibile in strada, perché certe Ferrari non devono restare chiuse in garage, ma incendiare i viali e le notti delle nostre città.