Amici di Emiliani Volanti, oggi vi presento un giovane che mette in discussione tutto ciò che credevate di sapere sui sedicenni. No, non è diventato virale su TikTok, non ha inventato una nuova danza e non ha una linea di merch col suo faccione stampato. Si chiama Giacomo Pedrini, ha 16 anni, è di Cesena e ha già vinto la sua prima gara nel Lamborghini Super Trofeo Europa. E no, non è il nome di una nuova bibita energetica: è proprio un ragazzo in carne, ossa e (molto) talento.
Ho avuto il piacere di parlarci al telefono — e dico piacere non per convenevoli: raramente ho trovato un sedicenne tanto educato, disponibile e maturo. Dopo cinque minuti mi sono chiesto se mi avessero passato per sbaglio un professore universitario sotto copertura. Poi mi ha spiegato come funziona la telemetria. A quel punto ho appoggiato la cornetta, ho guardato la mia Porsche e le ho detto: “Scusa, non sono degno”.
Durante la nostra chiacchierata, quello che mi ha colpito di più è stata la consapevolezza con cui Giacomo vive il Motorsport. Gli ho chiesto: “Cosa vuoi che metta in evidenza del tuo mondo?” Mi aspettavo una risposta tipo “amo la velocità”, invece mi ha spiazzato: “Tutti pensano che correre sia solo girare un volante e frenare. Ma c’è molto di più: bisogna capire la telemetria, comunicare coi tecnici, analizzare i dati”. A 16 anni. Io a quell’età, lo confesso, mangiavo peperonata a colazione. E mi sembrava un sacrificio svegliarmi prima delle 10 la domenica.
Giacomo, invece, i sacrifici veri li fa sul serio: dieta ferrea (niente peperonata, quindi), niente serate con gli amici, ore in palestra, ore al simulatore, ore a studiare. Sì, perché oltre a correre a 250 km/h dentro un forno da 60 gradi chiamato “abitacolo”, deve anche portarsi avanti con il liceo. All’inizio gli è costato fatica, e pure qualche professore incredulo: “Diceva di correre, ma non lo vedevamo nei risultati…”. Cioè, oltre alla fatica, anche la beffa: scambiato per bugiardo. Ora è al Liceo Scientifico Sportivo, dove finalmente trova professori che lo sostengono e lo prendono ad esempio. Sì, avete letto bene: esempio. A 16 anni.
Nel frattempo, Giacomo non si monta la testa. Dice che pensa solo a migliorare, a fare esperienza. Ha vinto al Paul Ricard nella prima gara del Lamborghini Super Trofeo Europa (con Patrick Fraboni, insieme formano l’equipaggio più giovane ad aver vinto una gara nel campionato), e ora si prepara per Monza — il Tempio della Velocità, mica il parcheggio del centro commerciale. Dal 30 maggio al 1° giugno sarà di nuovo in pista con la Huracán Super Trofeo EVO2 #9 del team Target Racing. Attualmente è secondo in classifica, a soli 3 punti dalla vetta. Eppure, quando glielo faccio notare, la risposta non è “vincerò tutto”, ma: “Spero di proseguire bene e fare esperienza”. Il che, per me, è l’equivalente di sentire un diciassettenne citare Seneca mentre mangia un kebab.
E in tutto questo, ovviamente, c’è la famiglia. Papà cerca di mascherare le paure con entusiasmo (spoiler: non ci riesce), mamma e sorella sono emozionate, orgogliose, e ogni tanto tremano più di lui al semaforo rosso prima del via. Ma sono sempre lì. E questo, credetemi, vale quanto un podio.
Insomma, Giacomo è uno che ha le idee chiare, la testa sulle spalle e i piedi per terra. Anche se a 250 all’ora sembrano un po’ sfocati.
Chiudo con un pensiero personale: ragazzi come lui fanno bene al Motorsport e al cuore di chi, come me, ama questo mondo da sempre. E se questo è il futuro, be’, possiamo tirare un sospiro di sollievo. E magari anche toglierci la peperonata dalla colazione.
Emiliani Volanti — quello con più rughe ma meno telemetria