(Finali Mondiali Ferrari Challenge 2025 – Mugello)

Giovedì da lupi. Pioggia, vento, nebbia… mancava solo la grandine a forma di cavallino rampante. Perché io al Mugello ci volevo tornare, maledizione. Finali Mondiali del Ferrari Challenge 2025: nome altisonante, condizioni da Regina delle Nevi versione pista.

Ultimamente, lo ammetto, avevo il rapporto con Ferrari in “fase litigiosa”. Come quando in famiglia ti concentri sui difetti: il moccioso non studia, la moglie ha spostato i bicchieri di mezzo millimetro, il cane respira troppo forte. Io uguale: a scrivere del crollo in borsa, dell’elettrica ancora fantasma, della Formula 1 che per la Coppa Costruttori ci vuole una seduta spiritica. Critico, polemico… e convinto pure di avere ragione.

Poi arrivi al Mugello. Nel parcheggio senti già il rombo nell’anima, entri nel circuito e vieni inglobato da una marea rossa. Non un raduno da piadine e tuner fai-da-te: qui trovi imprenditori spaziali, geni della Silicon Valley, eredi di interi Paesi con il conto corrente che inizia dove il nostro stipendio finisce. Signori che prendono jet da posti impronunciabili per venire qui. In Italia. A casa nostra. A rendere omaggio al Cavallino. Boom. Umiltà che ritorna.

Perché siamo talmente abituati ad avere Ferrari a un tiro di sasso da dimenticarci che parliamo del marchio più desiderato della galassia delle quattro ruote.

Siamo noi i fortunati che vanno a fare la spesa con i muletti camuffati che sfrecciano sulla SS12.

La Ferrari ci ripaga con emozioni vere, roba che esce dagli scarichi e si infila nelle ossa.


Programma? Un delirio meraviglioso

Ingresso prato libero fino a domenica. Presenti F1 di diverse epoche, le FXX che ringhiano come dinosauri con il mal di denti, e il Challenge con le 296 che si menano come se ci fosse in palio l’ultima carbonara del ristorante.

Il Mugello è un quadro vivente.

Un concerto.

Un parco giochi molto costoso.

La parte statica ti fa perdere la dignità motoristica:

• Padiglione con la gamma produzione: ti senti povero anche solo guardando

• La nuova SC40 e la F80: fantascienza applicata al garage

• Lo stand “Storia da gara”: in vetrina le tre vincitrici di Le Mans che ti guardano come per dire “hai parcheggiato bene il tuo SUV là fuori?”

• Formula 1 a profusione, fino a quelle con le ruote sottili che sembrano venire da un universo parallelo

Poi ti giri e scopri che la festa non è finita.

Le 296 Challenge sono infinite. Europee. Americane. Probabilmente pure marziane.

Livree ovunque, meccanici che si muovono come ballerini molto stressati.

Ultimo colpo al cuore: il Corso Pilota.

Auto pronte a trasformare in eroi degli sponsor che magari fino a ieri guidavano un’ammaccata berlina aziendale. Beati loro.


In pista, il vero delirio

Tra una gara e l’altra, in scena:

• F1 Clienti con il sound che ti resetta i peccati

• FXX e prototipi Clienti che sembrano pronti alla 24h del pianeta Krypton

Cuore nelle orecchie, orecchie nel cervello, cervello in ferie.


Ferrari, scusa se ti abbiamo amato male

Uscendo, avevo una sola sensazione: mea culpa.

A volte si ama il mito come un vecchio parente brontolone.

Lo si dà per scontato.

Il Mugello ti ricorda che Ferrari non sta solo in un listino, in una borsa o in un tweet di qualche analista stitico.

Ferrari è gente da tutto il mondo che viene qui a sentire un motore.

È sogno, cultura, rumore, follia organizzata.

Quindi, cara Ferrari:

Grazie.

Grazie per avercelo ricordato.

Continuerò a rompere le scatole, a criticare, a pretendere la luna.

Perché l’amore vero fa così.

Solo che ora l’ho rinnovato, con gli interessi.


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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice