Questi sono i commenti che ci piacciono
Noi di Emiliani Volanti la gara la stavamo guardando in diretta. Perché siamo appassionati e le corse le seguiamo: anche quelle che non occupano le prime pagine, anche quando in pista ci sono vetture con qualche stagione sulle spalle e parecchie storie da raccontare.
Poi, all’improvviso, abbiamo visto una di quelle botte che ti fanno interrompere qualsiasi discorso. Resti davanti allo schermo e aspetti soltanto di vedere il pilota muoversi.
È successo sabato 7 novembre a Monza, durante la prima gara della Legends of Le Mans, nel fine settimana del WEC. I piloti coinvolti sono Marcel Aebi, sulla Lola B06/10 numero 37 di Race Performance, e Christophe d’Ansembourg, sulla OAK-Pescarolo. Secondo la prima ricostruzione di GPFans, il contatto avviene in avvicinamento alla Variante della Roggia: le vetture si toccano e la Lola finisce violentemente contro le barriere. La gara viene interrotta, con le protezioni da ripristinare.
Qui il video dell’incidente su YouTube
Nelle immagini che abbiamo seguito in diretta si vede anche una ruota completa di pneumatico e cerchio superare le protezioni e terminare la propria corsa fuori dalla pista, vicino alle tribune. È uno di quei particolari che fanno gelare il sangue: mentre guardi la macchina distrutta, capisci che il pericolo non riguarda soltanto chi è nell’abitacolo.
A Monza, purtroppo, sappiamo già cosa può fare una ruota impazzita. Il 10 settembre 2000, durante il Gran Premio d’Italia di Formula 1, Paolo Gislimberti, volontario del servizio antincendio dei Leoni CEA, perse la vita colpito da una ruota staccatasi dalla Jordan di Heinz-Harald Frentzen nella collisione multipla alla Roggia. Era a bordo pista per proteggere gli altri. Il suo nome vale la pena ricordarlo. La ricostruzione di Quattroruote.
Quando Aebi è uscito da solo da quello che restava della sua Lola, abbiamo finalmente ripreso fiato. Per dire come stesse davvero servono gli accertamenti medici, ma dopo un impatto del genere vederlo in piedi era la prima cosa che speravamo. Le prime notizie riportate da Endurance.Live confermano che è riuscito ad abbandonare autonomamente la vettura, senza riportare ancora un bollettino medico ufficiale.
Passato lo spavento, ci siamo accorti anche di un’altra cosa: finalmente, intorno a un incidente, pochissimi commenti del cazzo.
Questi sì che sono i commenti che ci piacciono. Quelli che, per una volta, non abbiamo dovuto leggere.
Perché quando nelle corse succede qualcosa di grave parte puntuale la mobilitazione degli esperti da tastiera. Gente che fino a un minuto prima ignorava persino che si stesse correndo, ma che davanti alle immagini di una tragedia scopre competenze da progettista, direttore di gara e presidente della FIA. Tutto insieme, senza nemmeno il fastidio di conoscere i nomi dei piloti.
Stavolta, fortunatamente, quell’orda non si è scatenata. Qualche fenomeno ci sarà anche stato, ma ci siamo risparmiati buona parte del repertorio: le sentenze dopo mezzo replay, le colpe assegnate a occhio, le soluzioni definitive proposte da chi non saprebbe trovare l’ingresso del paddock.
Il video può girare, essere condiviso, impressionare chi lo guarda. Il punto è un altro: se non ci scappa la tragedia, a parecchi passa la voglia di salire in cattedra.
Una volta si sarebbe detto che ci siamo risparmiati fiumi d’inchiostro. Adesso le cazzate viaggiano attraverso telefoni, server e connessioni: anche il nulla cosmico ha bisogno di corrente. Non sapremmo quantificare la CO₂ risparmiata, ma per il sistema nervoso degli appassionati il beneficio è evidente.
E allora oggi speriamo sia andata bene due volte. Prima di tutto alle persone coinvolte: è questo che conta, e aspettiamo conferme sulle loro condizioni. Poi, molto più in piccolo, anche a noi che le corse le seguiamo per passione e stavolta abbiamo avuto meno chiacchiere da sopportare.
Diciamo novanta per cento per la prima cosa e dieci per la seconda. Ma quel dieci, di solito, riesce a fare un casino della madonna.