In questi giorni la Formula 1 è entrata ufficialmente in quella fase dell’anno in cui tutti amano tuttoodiano tutto, oppure fanno finta di aver già capito tutto.

Le scuderie stanno presentando le nuove monoposto per la stagione 2026, stagione che – dettaglio non trascurabile – scatterà ufficialmente l’8 marzo, data scelta con ogni probabilità per festeggiare il mio compleanno. Coincidenze? Io non credo.

Un regolamento che ha buttato giù il tavolo

Il nuovo regolamento 2026 ha fatto una cosa molto semplice:

ha preso tutto quello che pensavamo di aver capito fino all’anno scorso…

e l’ha buttato dalla finestra.

Sapevamo che le F1 erano ibride, certo. Ma finora la batteria era una comparsa di lusso, una sorta di comprimario educato.

Ora no.

Ora la gestione dell’energia è il cuore del giro.

La potenza elettrica sarà almeno pari a quella del motore termico, e questo significa una danza continua tra:

  • fasi di scarica brutale (potenza, coppia, botta),
  • e momenti in cui devi pensare al dopo, recuperare energia, non restare a piedi come il monopattino sotto casa.

Altro che “spingi e vai”. Qui servirà cervello, strategia, e probabilmente anche qualche mal di testa al muretto.

Addio DRS, benvenute ali che si muovono ovunque

Il vecchio DRS va in pensione, ringraziamo per il servizio reso.

Al suo posto arrivano ali mobili, e non solo dietro: anche all’anteriore.

Le monoposto saranno:

  • leggermente più piccole,
  • più pesanti (perché la F1 ama le contraddizioni),
  • e con effetto suolo quasi sparito.

L’obiettivo dichiarato?

 Più spettacolo,

più possibilità di stare vicini,

più sorpassi,

e spazi di frenata più lunghi grazie a velocità minime più basse e meno aderenza complessiva.

Tradotto: meno “trenini”, più errori, più staccate ignoranti.

Sulla carta, promette bene. Sulla pista… vedremo.

Nel frattempo, lo show vero è sempre lo stesso

Mentre i tecnici discutono di curve di energia e bilanciamenti aerodinamici, Ferrari presenta la SF26 e come sempre succede…

lo spettacolo vero non è la macchina.

Sono i Tifosi.

Gente assiepata sui cavalcavia alle 5 del mattino,

con temperature sotto zero,

un’umidità che neanche in Pianura Padana a novembre,

per assistere a 15 km totali dei due piloti…

che si sarebbero svolti molte ore dopo.

C’è chi ironizza:

“Non hanno niente di meglio da fare”.

Può darsi.

Ma prendersi un giorno di ferie, alzarsi quando è ancora notte fonda e restare lì, al gelo, solo per vedere una Ferrari passare due volte…

quella si chiama passione pura.

E va solo ammirata. Senza se e senza ma.

L’altro lato del tifo: amore con sarcasmo incluso

Poi c’è l’altro fronte.

Quello dei tifosi che amano la Ferrari, ma sono stati scottati. Più volte.

E allora reagiscono così:

  • meme sul motore che sembra un trattore rotto,
  • battute sul fatto che a Maranello non sapevano dei nuovi regolamenti,
  • confronti impietosi con la SF25: “È uguale, hanno cambiato solo gli adesivi”.

È facile liquidarli come disfattisti.

Ma sarebbe un errore.

Perché anche quello è amore.

Un amore diverso.

C’è chi ama senza filtri, sventolando bandiere.

E chi ama come un amante ferito, che scherza, punge, ironizza…

ma in fondo aspetta solo un gesto, una vittoria, una scintilla, per tornare a difendere la Rossa contro il mondo intero.

Ferrari, lo sai: noi siamo qui

Alla fine, tra passione e scherno, tra cori all’alba e meme notturni, il punto è sempre lo stesso.

Ferrari è una cosa sola:

una malattia bellissima da cui non vogliamo guarire.

La SF26 è appena nata, il regolamento è nuovo, la strada è tutta da scrivere.

Noi nel frattempo faremo quello che sappiamo fare meglio:

  • sperare,
  • discutere,
  • criticare,
  • innamorarci di nuovo.

Ferrari, facci sognare.

Lo sai: noi ci siamo. Sempre.

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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice