Partiamo subito da una cosa: non ho cambiato idea rispetto a quello che avevo scritto a maggio. La Ferrari Luce è una vettura che esce dagli schemi e si rivolge a una Clientela particolare. Vederla dal vivo non mi ha fatto cambiare posizione. Semmai mi ha aiutato a mettere meglio a fuoco il perché.

Probabilmente porterà in Ferrari anche persone che una Ferrari non l’hanno mai avuta. E, per chi ne possiede già, entrerà in garage senza prendere il posto di nulla.

È un passaggio fondamentale per capire questa macchina.

Chi acquista una Cayenne o una Macan elettrica, in molti casi, sta scegliendo la propria prima auto, o al massimo la seconda vettura di casa. Deve decidere tra quella e un’altra. Ragiona sull’utilizzo, sui viaggi, sulle soste per ricaricare. L’acquisto comporta una scelta e, inevitabilmente, qualche rinuncia.

Chi arriva a spendere 600.000 euro per una Luce — mi hanno parlato anche di una Tailor Made da un milione — probabilmente si pone altre domande. In garage avrà già una dodici cilindri, magari una Purosangue e parecchio altro. Per partire, per viaggiare, per sentire un motore cantare, avrà solo l’imbarazzo della scelta.

La Luce la immagino nel tragitto tra casa e lavoro, o tra casa e studio. Magari nelle ZTL, dove consentito, godendosi il silenzio dell’elettrico e gli sguardi meravigliati della gente. La ricarica in autostrada difficilmente sarà il pensiero che gli farà perdere il sonno.

Poi, però, bisogna averla davanti.

Dal vivo è tanta. È davvero enorme. Ha una presenza che ti costringe a guardarla, anche se ancora non hai deciso cosa pensarne. E l’assonanza con i prodotti Apple si sente eccome: ogni dettaglio ti porta a commentarla come se avessi davanti un iPhone.

All’esterno sembra quasi che ci siano due auto in una. Una interna, disegnata da un tratto continuo che va dal muso alla coda, e un guscio esterno che la racchiude. Una specie di cover protettiva. Una volta che ci fai caso, almeno per me, diventa difficile smettere di vederla così.

Dentro ritrovi quella stessa logica nella grafica, nello stile, nei richiami agli anni Sessanta riletti con un tocco moderno. Ci sono cose familiari, ma messe insieme in un modo diverso.

E poi ci sono le poltrone. Perché chiamarle sedili mi sembra riduttivo.

Sono minimaliste, ma accoglienti. Hanno quella forma “giusta” che a raccontarla sembra una banalità, mentre dal vivo capisci immediatamente cosa significhi. Non ti stringono in un abbraccio sportivo esasperato, ma non sono nemmeno piatte. Ti accolgono senza dover dimostrare nulla.

La strumentazione, con quel suo schermo “mini-maxi”, mi ha fatto pensare che forse il nuovo lusso stia proprio lì: nella misura.

Siamo entrati nel loop degli schermi sempre più grandi, sempre più larghi, sempre più avvolgenti. A un certo punto sembra che l’intero abitacolo debba diventare un televisore. Penso allo spot della Mercedes Classe C elettrica, con padre e figlio che giocano in macchina con i controller della PlayStation.

Ecco, qui ho avuto una sensazione diversa. Ferrari ti riporta all’idea che un’automobile sia, prima di tutto, un’automobile. Una cosa sulla quale salire, stare bene e guidare. La sala giochi con le ruote può aspettare.

Se a questo punto state cercando di capire se mi sia piaciuta, vi fermo subito: faccio ancora fatica a dare un giudizio.

Mi ricorda la Multipla.

Lo so, detta parlando di una Ferrari sembra quasi una bestemmia. Ma se devo raccontarvi quello che penso, il collegamento è questo. La prima Multipla, per me, era veramente brutta. Eppure aveva una personalità incredibile. La riconoscevi immediatamente e non potevi confonderla con niente.

Con la Luce mi succede qualcosa di simile.

Ci sono attori e attrici dalla bellezza indiscutibile. Poi ci sono volti fuori dai canoni che, appena entrano in scena, ti fanno dimenticare tutti gli altri. Hanno qualcosa che non riesci nemmeno a definire. Un’espressione, una presenza, un modo di occupare lo spazio. E finiscono per attrarti più della bellezza perfetta.

La Luce è bella? Per me no. Ma proprio no.

Ha quel fascino? Forse sì.

Ed è qui che il discorso comincia a complicarsi. Perché posso dirvi che non mi piace, che non comprerei una Ferrari elettrica, che per me una Ferrari dovrebbe avere un certo motore, un certo suono, certe proporzioni. Posso aggiungere tutti i “non” che volete.

Poi, però, devo essere sincero fino in fondo: se potessi spendere 600.000 euro per una daily, avrei già firmato.

Sì, dopo tutto quello che ho appena scritto.

Perché questa macchina si rivolge a chi vive l’automobile con una libertà di scelta che cambia completamente le regole del gioco. Può permettersi di comprarla per curiosità, per il piacere di avere qualcosa di diverso, per usarla tutti i giorni sapendo che tutto il resto è già lì, in garage.

È la macchina per chi viaggia oltre.

Non in prima classe. Non in business.

Per chi ha l’aereo privato.

Altra storia. Altro livello. Altro cinema.

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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice