Questo fine settimana a Monza non sarà solo un altro weekend di gare. Sarà una data da cerchiare col pennarello rosso sul calendario del motorsport italiano. Perché Andrea Bertolini – sì, proprio lui – scenderà in pista per l’ultima volta da pilota ufficiale. E se già vi viene un nodo in gola, siete in buona compagnia.
Parliamo di uno che, con ogni probabilità, è l’unico uomo al mondo ad aver guidato tutte – ma proprio tutte – le monoposto Ferrari di Formula 1 mai prodotte. Un’enciclopedia vivente su quattro ruote, ma con l’umiltà di chi ti aspetti di trovare in officina a dare una mano, non su un podio a tenere una coppa.
Perché Andrea non è solo un campione – è il pilota italiano in attività più titolato. Ma, da lunedì, anche questo primato svanirà. E forse, questo è il tratto più malinconico della sua ultima gara: una carriera stellare che si chiude nel silenzio che spesso avvolge i più grandi, quelli veri, quelli che non si autocelebrano.
Io Andrea l’ho conosciuto per caso, tanti anni fa, senza sapere chi fosse. Stavo chiacchierando con sua moglie Angela, dicendole che ero appassionato di auto e che avevo avuto modo di provare una Maserati. Lei, con quella semplicità disarmante, mi dice: “Mio marito lavora con loro.” Io, ingenuamente: “Ah, magari è un tecnico, un collaudatore.” Spoiler: ero lontano anni luce.
Poi arriva quella telefonata. Una lunga chiacchierata in cui Andrea mi parla di Maserati, della sua passione, dei suoi inizi. E mi fa pure i complimenti per la Porsche che avevo allora. Con grande serenità mi racconta che proprio Porsche, da Stoccarda, lo aveva contattato per diventare pilota ufficiale. A quel punto, da Modena non se lo sono più lasciati scappare. E lì è partita davvero la sua carriera.
Il resto è storia: campione FIA GT con Maserati, protagonista della GT1, collaudatore Ferrari, vincitore della 24 Ore di Spa, delle World Endurance Series… un curriculum da lasciare storditi. Ma, credetemi, la cosa più impressionante non è la lista di trofei, è la naturalezza con cui lui non ne parla.
Andrea è sempre stato un uomo alla mano, generoso, disponibile, con una parola buona per tutti e sempre pronto ad aiutare le associazioni benefiche. Talmente disponibile da mettermi in difficoltà: in diverse occasioni ho pensato di coinvolgerlo in iniziative solidali, e ogni volta mi bloccava la stima che avevo per lui. Avevo paura che qualcosa andasse storto, che non fosse all’altezza del personaggio. Ma lui è sempre stato molto di più del personaggio. E quelle volte in cui finalmente mi decidevo a scrivergli… era in pista, a correre, a vincere.
Andrea Bertolini non è solo un pilota. È un esempio. Un uomo con i piedi per terra e il cuore nel motore, uno che ha scelto di restare se stesso mentre sfrecciava a 300 all’ora. In un mondo che corre troppo in fretta per fermarsi a conoscere davvero chi sta dietro a un casco, Bertolini ci ha insegnato che l’umanità, la gentilezza e la professionalità possono viaggiare nella stessa corsia.
E adesso? Adesso ci lascia un’eredità silenziosa, ma potente. Di sport, sì. Ma soprattutto di stile.
Buona ultima gara, Andrea. Ma per noi, Emiliani Volanti, non sarà mai un vero addio. Sarà solo l’inizio di un altro giro di pista