Sembra una banalità, ma dare una risposta non è semplice. Ci sono raduni che si distinguono per il numero elevato di partecipanti, altri per l’altissimo livello delle vetture. Alcuni per il nome stesso della manifestazione, altri per le tappe, per i percorsi, per l’atmosfera. Insomma, sono tanti gli elementi che possono farci dire: “Ecco, questo raduno è stato memorabile”.

Il nostro di sabato 20, sulla carta, era partito davvero in sordina: pochi partecipanti, spirito basso, quella sensazione di “ormai abbiamo detto che lo facciamo, andiamo avanti” più per senso di dovere che per reale entusiasmo.

La partenza

Sabato mattina però cambia tutto: macchina lavata (non sotto ai rulli, ma dal Pakistano che lo fa con amore), pieno fatto (dal mio pusher di 100 ottani di riferimento) e via. Per una volta senza moglie, e anche gli altri quasi tutti soli, fa strano ma si fa anche questo.

Primo ritrovo in autogrill: Paolo con la sua GT4 RS già pronta a dire la sua, Fabio con la 296 GTS alla prima uscita con noi, e naturalmente Stefano, tutto loggato Lotus, con la sua gialla Emira. Due battute, due prese in giro con Stefano e si parte verso la Brennero.

Io chiudo il gruppo, ma resto sorpreso: per mezzo viaggio la Ferrari di Fabio viene tenuta dietro da un SUV con “bara” sul tetto che non ne voleva sapere di spostarsi. Ora, non siamo mezzi di soccorso e non dobbiamo fare le corse, ma amico mio… se la corsia a destra è libera, perché non ti togli?

Il gruppo si allarga

Ad Affi ci aspettano Victor e Maria (unica moglie del gruppo) con la loro TT. Prima ci fermiamo nel fast charge Tesla, vuoto, ma ci spostiamo subito in un labirinto di parcheggi del centro commerciale. Caffè, battute, e nel frattempo i lombardi sono imbottigliati nel traffico.

Arriva Martino navigato dal Drifter Andrea con una splendida Aston Martin che suona meglio di Giovanni Allevi. Manca solo Marco, ideatore del giro, e tocca aspettarlo. Finalmente eccolo: ci siamo tutti. Check radio e via.

Si sale

Tutti con il percorso di Marco caricato su Google Maps, utile soprattutto per chi non conosce le strade. In pochi ci muoviamo bene, ordinati, e ci avviamo tranquilli verso il Monte Baldo lungo le curve della storica Caprino – Spiazzi.

Quando il traffico si dirada, il ritmo sale. È un po’ come quelle radio che aumentano il volume in base alla velocità: man mano che saliamo, il nostro sottofondo musicale passa dal piano delicato di Allevi a una techno house da rave party.

Qualcuno commenta per radio: “Il panorama dovrebbe essere bellissimo… se solo avessi tempo di vederlo”. Nessuno risponde: tutti troppo impegnati a guidare. Io, con il mio cambio manuale, cerco di fare un punta-tacco degno di Senna in NSX a Suzuka, rigorosamente con mocassino e calzino bianco.

Le sorprese del Monte Baldo

La strada si fa stretta, lo strapiombo di lato non perdona, meglio rimanere concentrati. Ma è un raduno Emiliani Volanti, qualcosa deve succedere: eccoci infatti davanti a una mandria di mucche. Loro ai lati della carreggiata, ma i “souvenir” proprio in mezzo. Incredibile ma vero: qualcuno centra in pieno una “mina bovina” che esplode ovunque. Io, con il tetto giù, passo illeso.

Alla malga ci fermiamo per un aperitivo, primi commenti entusiasti. Ma Marco ci riporta subito alla realtà: “Non siamo nemmeno a metà”. Quindi si riparte.

Sterrato, scivolate e altre chicche

Ancora curve splendide, ma l’asfalto a tratti viscido. Per radio sento: “Attenzione, qui si scivola”. Io rallento. Gli altri invece accelerano: scivola = divertimento.

Poi l’imprevisto: il navigatore indica dritto, ma c’è anche una deviazione a sinistra. Che si fa? Sinistra! La stradina è palesemente di campagna, ma l’asfalto ottimo. Fino a quando… appare lui: lo sterrato.

Si procede a passo d’uomo, ciclisti ed escursionisti ridono di noi, mentre noi ridiamo molto meno. Auto già sporche di cacca di mucca, ora anche di polvere. Victor apre con le sue 4×4, Maria annuncia l’asfalto come Colombo annunciava la Terra. Ma è solo un’illusione: ancora sterrato, poi finalmente di nuovo bitume. Per fortuna le più basse del gruppo hanno il sollevatore dell’asse anteriore, altrimenti sarebbe stata una tragedia.

L’arrivo

Si riparte con ritmo alto fino alla Trattoria alla Ruota. Io e Marco temevamo di non rivedere tutti i ragazzi, e invece eccoli: sorridenti e felici.

Quindi?

Cosa rende memorabile un raduno?

Gli imprevisti, le strade magnifiche, la voglia di divertirsi, la leggerezza di non prendersi troppo sul serio. E soprattutto quella passione per le auto che ci unisce.

Non servono i grandi numeri né i nomi altisonanti. Un raduno è memorabile quando ti lascia un ricordo che non dimenticherai mai.


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Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice