Proprio ieri commentavo con gli amici del Gruppo Emiliani Volanti la video prova della 718 Spyder RS di Dario Zani su Drivezone. Tempo cinque minuti e, come sempre, la discussione è finita dove finisce ogni discussione tra malati di motori:

meglio il PDK o il cambio manuale?

Lo ammetto: sono stato io ad accendere la miccia.

Perché davanti a un mostro sacro come la Spyder RS – 500 cavalli, motore GT3, aerodinamica da pista, tecnologia ovunque – ho detto una cosa che suona quasi come una bestemmia:

“Io forse preferirei una Spyder ‘normale’. Sempre 4.0 aspirato, sempre capottina da veri uomini, ma manuale.”

Sì, si perdono cavalli.

Sì, si perdono soluzioni tecniche.

Sì, si perde tempo sul giro.

Ma io non vado più in pista. Voglio una macchina meno estrema, più da godere su strada. E da lì, come sempre, è partito il dibattito.


La verità? Non esiste una risposta giusta

Secondo me non esiste la scelta giusta in assoluto.

Esiste la scelta giusta per noi, per come siamo fatti e per come usiamo la macchina.

Lo dicevo anche ieri ai ragazzi:

nell’uso reale, quello quotidiano, 80 volte su 100 un automatico è più comodo.

Ma ci sono quei momenti… quei momenti in cui il manuale ti regala qualcosa che nessun automatico potrà mai darti.

Non parlo di “frenare col cambio” – quella brutta abitudine di chi scala per rallentare.

No.

Si frena coi freni. Punto.

Poi si scala.

Parlo di una cosa che oggi non serve quasi più, ma che dà una soddisfazione enorme:

il punta-tacco.


Il punta-tacco: inutile, bellissimo, immortale

Lo chiarisco subito:

il punta-tacco non è la doppietta.

È quel movimento per cui:

  • col sinistro premi la frizione
  • col destro freni
  • e nello stesso tempo dai un colpetto di gas

Sulle auto moderne non serve praticamente a nulla.

L’elettronica fa tutto meglio di noi.

Ma un tempo era fondamentale.

Se stai guidando forte una sportiva a trazione posteriore:

  • freni deciso
  • carico tutto sull’anteriore
  • il posteriore si alleggerisce
  • scali una marcia

Se la differenza di giri è troppo elevata, rischi il famoso blocco del ponte.

Tradotto: è come dare un colpo di freno a mano mentre stai entrando in curva.

Su asfalto freddo, sporco o umido… saluti e baci.

Oggi ci pensa l’elettronica.

Ma volete mettere la soddisfazione di saperlo fare?

Molte sportive moderne lo fanno da sole: metti il manettino in Sport e quando scali la macchina accelera da sola.

Io, lo confesso, mi “alleno” lo stesso:

se sbaglio sento la doppia accelerata,

se sono bravo si sovrappongono.

È completamente inutile.

Ed è meravigliosamente bello.


Il manuale costringe a fare motori migliori

C’è poi un altro aspetto che secondo me nessuno dice mai.

Con il downsizing, le normative, i consumi e le emissioni, i motori moderni hanno:

  • meno cilindrata
  • meno coppia in basso
  • più bisogno di girare alto

A salvarli ci pensano i cambi automatici a 8, 9, 10 rapporti, che tengono sempre il motore nel regime perfetto.

Col manuale non puoi farlo.

Le marce sono meno (io ne ho 7 e vi assicuro che sono già tante) e quando vai a passeggio non stai lì a saltellare continuamente.

Ed è lì che viene fuori la magia:

lasci la macchina a basso regime, affondi il piede e ti godi la coppia del flat six che ti spinge su senza fretta, senza isterismi, senza filtri.


Le supercar tornano manuali (e non è solo moda)

C’è poi una tendenza interessante:

sempre più supercar tornano a proporre il cambio manuale.

Certo, c’è la moda del “Save the Manual”, ma non è solo quello.

Le auto moderne sono:

  • velocissime
  • facilissime
  • sicurissime

Talmente facili che vai fortissimo… e ti sembra di andare piano.

Il manuale ti coinvolge.

Ti obbliga a stare lì.

Ti chiede attenzione.

Pensate a uno sparo al semaforo:

  • con l’automatico può farlo anche mia nonna
  • butti giù e vai

Col manuale invece:

  • frizione
  • tempismo
  • cambio
  • gestione delle marce basse

È tutta un’altra storia.

Guidare non è cambiare, sia chiaro.

Guidare è capire la macchina, sentire i trasferimenti di carico, impostare le curve.

Ma sapere che devi usare il cambio ti tiene più concentrato.

Anni fa lessi una statistica curiosa:

il battito cardiaco aumenta quando sappiamo di dover guidare.

Con il manuale aumenta ancora di più.

Con l’automatico siamo più rilassati.


E poi c’è lui: il PDK

Ora però parliamo del PDK.

Marco sul blog gli ha dedicato un articolo che vi invito a leggere e rileggere.

È un cambio perfetto.

Telepatico.

Sa cosa vuoi fare prima ancora che tu lo sappia.

Le marce entrano a una velocità irreale.

Puoi usarlo in manuale, puoi lasciarlo in automatico, puoi fare quello che vuoi.

Lui non sbaglia mai.

In pista io lo lascio in automatico.

È talmente ben tarato che non ti deluderà mai.

Il PDK è probabilmente il cambio perfetto:

  • vai piano
  • vai forte
  • ti rilassa
  • ti assiste
  • ti sorprende

Quindi? Meglio automatico o manuale?

Dipende da noi.

Dipende da come usiamo la macchina.

Dipende da che macchina compriamo.

Se parliamo di:

  • GT3
  • GT3 RS
  • Spyder RS

il PDK è la scelta corretta.

Sono macchine nate per andare forte.

Se parliamo di:

  • GT3 Touring
  • 718 Spyder

da usare per passeggiare e godersi un aspirato…

il manuale ha ancora tantissimo senso.

Sulla 911 T oggi esce solo manuale.

Non mi sembra che ne vendano a camionate: l’utente medio preferisce la tranquillità del PDK.

Sull’usato?

Il manuale è più semplice e meno delicato, ma quando si compra un’auto sportiva si guarda tutto, non solo il cambio.

Un PDK delle prime 997 non è quello di una 992.2, ma vi assicuro che sa ancora regalare grandi emozioni.


E io? Cosa sceglierei?

Se dovessi cambiare macchina oggi?

Probabilmente PDK.

Ma se avessi ancora quel guizzo di follia che ogni tanto mi prende…

forse, ancora una volta, manuale.

Perché certe cose non si scelgono con la testa.

Si scelgono con il cuore.

E voi?

Da che parte state?


Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice