Meritiamo l’estinzione?
Negli ultimi giorni, abbiamo assistito a una serie di incidenti che hanno avuto come protagoniste delle Ferrari F40. Cosa sia successo di preciso, non lo sappiamo, e francamente non siamo qui a puntare il dito. Però, tra una riflessione e l’altra, mi è tornata in mente la storica rivale della belva di Maranello: la Porsche 959.
Due macchine coetanee, nate per omologazioni sportive, figlie di un’epoca in cui – udite udite – le auto si vendevano per la loro velocità massima. Oggi suona assurdo, ma provate a tornare agli anni ‘80: quando si parlava di moto 125cc (quelle che guidavano i sedicenni), se un nuovo modello faceva 162 km/h invece di 161, diventava istantaneamente LA moto da avere. Lo stesso principio valeva per le auto, anche se con un pizzico di maturità in più. (Ma giusto un pizzico, eh.)
Ora, non voglio partire con il solito monologo nostalgico su quanto fosse tutto meglio prima. Voglio solo capire perché, come esseri umani, siamo strani forte.
Prendiamo Porsche: alla fine degli anni ‘70, i tedeschi decidono che è tempo di mandare in pensione la 911 e creano la 928. È migliore in tutto. Più moderna, più comoda, più potente. Eppure, la vecchia 911 continua a essere l’auto che tutti vogliono. La 928? Accantonata. Porsche si arrende e torna a sviluppare la 911.
Stesso discorso tra F40 e 959. La Ferrari è essenziale: motore, telaio e via andare. La Porsche, invece, è un concentrato di tecnologia mai visto prima: 4 ruote motrici sviluppate per la velocità, cerchi in magnesio, sensori di pressione pneumatici, sospensioni regolabili e chi più ne ha più ne metta. Sulla carta, un prodigio dell’ingegneria.
Eppure, ditemi la verità: se doveste scegliere una delle due, non prendereste tutti la F40? Quella macchina infernale, rozza, cattiva, che non perdona nulla?
Quindi, la domanda è: perché? Perché scegliamo sempre la macchina più bastarda invece di quella perfetta? Perché non è solo una questione di brand, visto che Porsche ha ripetuto l’errore con la 928 e la 911. Cosa ci affascina davvero? Il brivido della sfida? Il fascino del pericolo? La voglia di domare l’indomabile?
Aiutatemi a capirlo, perché io ho finito le spiegazioni. E magari meritiamo davvero l’estinzione.