Oggi mi sono sparato la video-prova della Xiaomi SU7 Ultra su Quattroruote. Al volante, l’amico Andrea di Cars & More, quindi già solo per questo mi sono detto: “Ok, vediamola fino in fondo.” E mentre lui la portava a spasso sul circuito, io riflettevo su questa cosa delle auto cinesi, e su tutti i ragionamenti da bar – pardon, da forum – che le accompagnano.
Come per tutto ciò che riguarda l’elettrico, anche qui si dividono le tifoserie: da una parte chi le vede come una ventata d’innovazione, dall’altra chi le considera la fine del mondo automobilistico, tipo i Maya con i fari a LED.
Io, che un po’ di anni sulle spalle ce li ho, ricordo bene quando negli anni ’80 ci dicevano che saremmo stati invasi dalle giapponesi. Poi sono arrivate le coreane. Ora tocca alle cinesi. Cambiano le bandiere, ma la storia è sempre quella: “arrivano, ci rubano il mercato, fine dell’auto europea!”
Sì, certo. Però forse dovremmo guardarli meglio, questi cinesi.
Nel video, la SU7 Ultra arriva direttamente dal proprietario cinese che l’ha fatta girare al Nürburgring e poi da CarWow. L’auto è mostruosa: 1.500 cavalli, 2.300 chili e prestazioni da navicella. Ma in rete giravano video in cui la stessa macchina finiva contro i muri come una bottiglia di Lambrusco a Capodanno.
Facile riderci sopra, ma se disattivi tutti gli aiuti, ti ritrovi 1.500 cavalli sul piede destro e decidi che sei Senna… beh, non è la macchina a essere pericolosa. È che tu sei un incosciente.
E i problemi di frenata? Eh sì, succede anche quello: con 2.300 chili e dischi incandescenti dopo tre giri tirati, se non lasci raffreddare, non freni più neanche se invochi San Brembo.
La verità è che molti di questi “tester” da social – che si atteggiano a piloti ma spesso non sanno cosa sia un trasferimento di carico – si infilano in un’auto estrema e poi si stupiscono se il mondo gira più veloce del previsto.
Noi europei, nel bene e nel male, guidiamo da secoli. Abbiamo la cultura, la tradizione, l’esperienza. Loro, semplicemente, stanno imparando.
Mi viene in mente un episodio di gioventù: in una carrozzeria di Bastiglia vidi una Bugatti EB110 completamente distrutta. Il proprietario arabo non sapeva che le gomme, a un certo punto, si cambiano. Le aveva finite. E si era schiantato. Cultura automobilistica zero.
Ecco, oggi forse i cinesi sono un po’ in quella fase lì. Andrea nel video dice che la SU7 Ultra gli è stata consegnata con gli pneumatici già quasi finiti. Ora, ditemi voi: ci sarebbe mai venuto in mente di portare in pista una macchina da 1.500 cavalli con gomme finite? No, perché a noi, che abbiamo benzina nel sangue e olio nelle vene, certe cose non vengono nemmeno come scherzo.
Ed è proprio qui che credo che loro non ci spazzeranno via: non ancora, almeno. Perché le auto – quelle vere – si fanno anche con l’anima, non solo con i chip e le batterie.
Però attenzione: non facciamo gli arroganti. Io adoro i tortellini fatti come Dio comanda, ma se sono in autostrada e al fast food con 7 euro mi danno panino, insalata, bibita e caffè… e i tortellini industriali ne costano 30, qualche volta al fast food ci vado.
Ecco la morale: i nostri tortellini devono valere tutti i 30 euro. Devono profumare di tradizione, sapere di passione e farti venir voglia di tornarci. Perché se smettiamo di metterci il cuore, la prossima volta che andremo a prendere la macchina… scopriremo che è già cinese.