C’era davvero tanto Champagne alla presentazione della nuova Ferrari Amalfi presso la concessionaria di Modena. Forse anche troppo. Ma in fondo quando c’è da far dimenticare qualcosa — come una “Roma” che non ha mai scaldato del tutto i cuori — un po’ di bollicine aiutano sempre.
E sì, perché la Amalfi non è un semplice restyling: è una sorta di reset, un cambio d’identità. Ed è raro che a Maranello decidano di far evolvere un modello al punto da cambiare anche il nome. Di solito si preferiscono piccoli ritocchi, sigle più o meno evocative, e via. Stavolta no. Qui si volta pagina.
Dalla Roma all’Amalfi: cosa cambia davvero
La Ferrari Roma era nata per essere una gran turismo elegante, quasi discreta. Una Ferrari “da ogni giorno”, anche se poi ogni giorno nessuno la usava. Aveva fascino, sì, ma sin da subito i commenti più onesti erano stati tutt’altro che entusiasti:
“Sembra un’Aston Martin.”
“Quella griglia anteriore pare un barbecue.”
“Troppi comandi virtuali, non si capisce nulla.”
E come dimenticare chi si lamentava dei posti dietro? Ma dai, amici Ferraristi: se si vendono tante 911 non è per andare in giro in quattro, ma per buttare qualcosa lì dietro.
Ecco, la nuova Amalfi sembra proprio voler rispondere punto per punto a tutte queste critiche. Stessa base meccanica — il V8 biturbo 3.9 da 640 cavalli e 760 Nm — ma elettronica aggiornata, risposta più pronta, aerodinamica affinata e un nuovo sistema di controllo della dinamica (Side Slip Control 6.1) che promette più precisione e più piacere.
All’esterno, sparisce la griglia forata stile “graticola” e arrivano prese d’aria più scolpite, uno sguardo più deciso e un posteriore più compatto. Dentro, invece, l’evoluzione che tutti aspettavano: tornano i tasti fisici dove servono, la console centrale si abbassa, i materiali fanno un salto in avanti e, finalmente, l’esperienza di guida torna a essere analogica quanto basta.
Perché cambiare nome?
Semplice: perché la Roma non ha funzionato al 100%.
E in Ferrari lo sanno bene. Le quotazioni dell’usato parlano chiaro: i cali sono più rapidi del previsto, e non solo per colpa del mercato. È come se qualcosa non avesse colpito nel segno.
Una volta si comprava un Cavallino per tenerlo in garage, ammirarlo, curarlo. Non importava se ogni tanto ti lasciava a piedi, o se dopo 80.000 km sembrava pronto per la pensione: era il tuo trofeo, il simbolo del successo, del traguardo raggiunto.
Oggi invece è tutto più veloce. Ci sono trentenni che si possono permettere una Ferrari come fosse un iPhone. La comprano, la fotografano, la postano nelle stories, e dopo sei mesi la cambiano. Niente legame, niente sogno, solo esperienza.
Ecco allora che Amalfi serve anche a questo: dare nuova linfa, nuovo nome e nuova identità a un’auto che meritava di più. È la stessa filosofia, ma raccontata con un linguaggio più contemporaneo.
La questione “Spider”
Piccola parentesi per i puristi del tetto rigido: la Roma Spider — e ora la Amalfi Spider — hanno la capote in tela. E per molti questo resta un limite. Ma non per tutti.
Io, che di tela me ne intendo, la considero un plus. È più leggera, più elegante, più sincera. E i numeri lo confermano: le versioni Spider tengono molto meglio il valore sul mercato dell’usato.
Impressioni dalla serata a Modena
Complice la nuova gestione della concessionaria, l’evento è stato curato in ogni dettaglio. Auto da sogno in esposizione, catering impeccabile, tanto Champagne (forse troppo) e quel sottile senso di appartenenza che solo Ferrari riesce ancora a trasmettere.
Tra i presenti, molti ricordavano la presentazione della Roma di qualche anno fa. Quella sì, più sobria, più “razionale”. Stavolta no: luci calde, atmosfera glamour e un messaggio chiaro — dimenticate la Roma, la nuova era GT parte da qui.
E mentre qualcuno si perdeva nei dettagli tecnici, altri commentavano semplicemente: “È tornata una vera Ferrari.”
Considerazioni finali
La Ferrari Amalfi è più di un restyling: è una seconda possibilità.
Corregge gli errori della Roma, introduce miglioramenti veri e prova a riportare quel fascino che alla sorella mancava un po’. Certo, il prezzo sale (si parte da 240.000 euro), ma oggi è il prezzo da pagare per avere una GT che sia davvero all’altezza del Cavallino.
A Maranello hanno ascoltato le critiche e hanno reagito, con stile. Forse non sarà rivoluzionaria, ma è coerente, matura e — finalmente — desiderabile anche per chi la Roma non l’aveva mai capita fino in fondo.
E voi, l’avete vista? Vi ha convinto la nuova Amalfi o vi manca già la Roma?
Scrivetecelo nei commenti o guardate le foto sui nostri canali: a Modena, tra un brindisi e l’altro, la sensazione era chiara — la Ferrari GT è tornata a fare la Ferrari.



