Sapevamo che negli ultimi tempi c’era stato qualche aumento nelle bollette delle utenze, ma 40 milioni di euro per la luce mi sembrava comunque una cifra un po’ eccessiva.

Poi ho scoperto che non era la mia bolletta.

È stata infatti battuta all’asta l’esemplare numero 0 della Ferrari Luce e ha raggiunto la stratosferica cifra di 40 milioni di euro.

Ora, prima di commentare la cosa, facciamo una doverosa precisazione, perché serve a rimettere un po’ le cose nella loro proporzione.

40 milioni? Sì, ma è beneficenza…

Negli Stati Uniti, quando un’asta è organizzata a scopo benefico, il meccanismo fiscale può rendere queste operazioni molto diverse da quello che sembrano a prima vista. In determinate condizioni, una donazione può essere deducibile o dare diritto a benefici fiscali.

Estremizzando, quindi, il ragionamento è: piuttosto che dare una certa somma al fisco, la utilizzo per un’operazione benefica e porto a casa anche qualcosa che probabilmente mi piace parecchio.

È un po’ più complicato di così, naturalmente, e non sto dicendo che i 40 milioni siano semplicemente una partita di giro con l’Agenzia delle Entrate.

Però è una precisazione che secondo me va fatta quando si leggono cifre di questo genere.

I maligni, poi, sostengono che la fondazione beneficiaria di questo stratosferico importo sia comunque riconducibile, in qualche modo, all’universo di Maranello.

Noi non lo sappiamo e, sinceramente, non ci interessa nemmeno più di tanto.

Resta però il fatto che si è tornati a parlare parecchio della Luce, il primo Cavallino completamente elettrico, e che dai vertici Ferrari è arrivato più di qualche atteggiamento del tipo:

“Visto che avevamo ragione noi?”

E noi appassionati siamo sempre più confusi.

Tutto venduto. Ma quanto?

Qui arriva la parte che trovo particolarmente interessante.

C’è chi sostiene che, dietro al dato ufficiale secondo cui tutta la produzione prevista sarebbe già stata venduta, ci sia anche un sostanziale dimezzamento delle previsioni iniziali.

Attenzione: non sto dicendo che sia così. È una delle tante voci che circolano e che, come sempre, andrebbero prese per quello che sono.

Però il meccanismo è abbastanza noto.

Si prevede una certa produzione annua, possibilmente con un numero prudente. Poi si vede come va.

Se il prodotto funziona, arriva il comunicato:

“A causa dell’enorme richiesta, siamo costretti ad aumentare la produzione.”

E tutti felici.

È un po’ come quando vai a cena in un ristorante che non conosci, hai una fame bestiale, ma ordini soltanto il primo.

Se è buono, aggiungi il secondo.

Non perché il ristorante abbia improvvisamente raddoppiato la capacità della cucina, ma perché prima vuoi capire se quello che hai ordinato ti piace.

Quindi, tra detrattori ed entusiasti, è ancora piuttosto difficile capire come stia realmente andando la Luce.

E c’è un’altra piccola precisazione sul concetto di “tutto venduto” che secondo me vale la pena ricordare.

Da qualche anno, anche per diversi modelli elettrificati, quando si parla di produzione interamente venduta ci si riferisce agli ordini delle Concessionarie.

Questo non significa necessariamente che, dietro ogni vettura “venduta”, ci sia già un fortunato cliente finale che ha staccato l’assegno.

Sono due cose abbastanza diverse.

E poi arriva la Q9

Ed eccoci alla seconda parte del titolo.

Da qualche tempo mi arrivano continuamente email, video di YouTube, comunicati stampa e aggiornamenti tecnici sulla nuova Audi Q4, che si è fatta il suo bel restyling.

Poi, tra una cosa e l’altra, arrivano due righe.

E scopro quasi dal nulla che Audi sta tirando fuori anche la Q9.

A pensarci bene, però, ci si doveva arrivare.

Audi non può lasciare a BMW e Mercedes una fetta di mercato così interessante. Non necessariamente enorme in termini di volumi, ma sicuramente molto interessante in termini di margini.

E quindi eccola qua: Audi entra nel segmento dei super-SUV con una Q9.

Ma guarda caso…

Per ora è diesel.

La mia testa mette insieme le due cose

Ora, perché la mia testa, evidentemente un po’ annebbiata dalla benzina Super a 100 ottani, abbia deciso di mettere insieme le due cose, faccio fatica a capirlo persino io.

Probabilmente non c’entrano assolutamente nulla.

Oppure, se proprio voglio darmi una spiegazione, la mia interpretazione è che stiamo assistendo a qualcosa di abbastanza curioso: sembra quasi che il mondo automotive stia facendo sempre più fatica a capire come accompagnare l’elettrico verso il mercato.

E, paradossalmente, quando ci metti troppa enfasi, quando calchi un po’ troppo la mano, quando continui a ripetere che una determinata strada è inevitabile e che “il futuro è già qui”, la testa dell’appassionato comincia a pensare:

“Aspetta… perché mi stai cercando così tanto di convincere?”

È un meccanismo psicologico abbastanza banale.

Se ti dico una volta che una cosa è bellissima, magari mi credi.

Se te lo ripeto dieci volte, inizi a chiederti perché abbia così tanta necessità di convincerti.

E Audi non aiuta

Allo stesso tempo, c’è un’altra cosa che mi fa sorridere.

Audi non è esattamente l’ultima arrivata.

Eppure presenta una vettura completamente nuova, in un segmento che fino a oggi non aveva mai realmente coperto, e la comunicazione sembra quasi passare sotto traccia.

Una spiegazione me l’ero data.

La Q9 sarà inevitabilmente una vettura destinata a una nicchia molto particolare e probabilmente Audi avrà scelto una campagna di marketing molto più mirata, rivolta direttamente ai potenziali clienti.

Ci sta.

Non è una macchina per tutti e non avrebbe molto senso raccontarla a chi non la comprerà mai.

Poi però torno alla nostra bolletta della Luce e mi viene spontanea una domanda:

quindi quella è per tutti?

Due mondi che sembrano andare in direzioni opposte

Da una parte abbiamo Ferrari che porta all’asta l’esemplare numero 0 della Luce e incassa 40 milioni di euro, riportando inevitabilmente al centro dell’attenzione il suo primo modello completamente elettrico.

Dall’altra abbiamo Audi che entra nel segmento dei SUV più grandi e costosi con una Q9 che, almeno al debutto, viene proposta con un motore diesel.

E io, nel mezzo, continuo a cercare di capire.

Probabilmente le due cose non hanno assolutamente niente a che vedere l’una con l’altra.

Probabilmente.

Però è curioso come, mettendole una accanto all’altra, raccontino due modi completamente diversi di affrontare lo stesso problema.

E la Luce?

Sia chiaro: non ce l’ho con Maranello.

Avevo già scritto della Luce e, nel complesso, ne avevo apprezzato il progetto.

Mi piace anche il fatto che abbia una linea che non cerca disperatamente di ricordare il passato e che sia completamente diversa dal resto della gamma Ferrari.

E non mi stupisce affatto che qualche super ricco possa averla trovata interessante.

Anzi, evidentemente qualcuno l’ha trovata molto interessante.

Le notizie di cronaca raccontano anche che il fortunato aggiudicatario sarebbe lo stesso collezionista che si era aggiudicato la Ferrari SP3 Daytona per circa 16 milioni di euro.

Coincidenza?

C’è chi dice di sì.

C’è chi pensa che dietro ci sia qualche particolare accordo.

Ovviamente noi non lo sappiamo.

E, francamente, non è nemmeno questo il punto.

Il punto è che mentre continuiamo a discutere se l’elettrico sia il futuro, il presente, una moda passeggera o semplicemente una tecnologia tra le tante, succede che una Ferrari elettrica numero 0 venga venduta per 40 milioni di euro…

…e contemporaneamente Audi presenta il suo nuovo gigantesco SUV.

Diesel.

Per ora.

E allora permettetemi di tornare alla mia domanda iniziale.

Ma la bolletta della Luce… quanto viene al kilowattora?


Marcello Rossetti

Appassionato di auto da sempre, amante della guida e del pilotaggio. Fammi fare 70 curve in mezzo al verde e sono felice