Ci sono auto elettriche che ti conquistano subito. E poi c’è la Polestar 4, che fa una cosa diversa: prima ti spiazza… e poi ti conquista.
La macchina ci è piaciuta davvero molto, ha diverse particolarità che ci hanno sorpreso. Innanzitutto l’accelerazione: l’esemplare in prova, come si poteva intuire anche dagli adesivi, aveva 400 kW di potenza. E noi appassionati sappiamo che 544 cavalli sono un bel viaggiare.
Ma attenzione: qui arriva la prima sorpresa.
Non è la solita elettrica “on/off”
La gestione della potenza è probabilmente la cosa che mi ha lasciato più stupito.
Siamo abituati alle auto elettriche che rispondono al minimo sfioro dell’acceleratore con partenze da lancio orbitale. Qui no. La Polestar 4 accelera quasi con un filo di esitazione, poi sale in progressione. Una sensazione quasi… termica. Come un grosso motore che prende fiato, entra in coppia e poi decide di dirti chi comanda.
Strano? Sì.
Sbagliato? Assolutamente no.
Anzi, nell’uso quotidiano è una delle cose più intelligenti che abbiamo provato.
La vettura non ha le classiche modalità di guida “Sport / Eco / Comfort” come le conosciamo, ma offre una gestione dell’erogazione e della batteria:
- modalità orientata all’autonomia (default)
- modalità orientata alle prestazioni
E quando selezioni quest’ultima… beh, i 544 cavalli su tutte e quattro le ruote si presentano senza chiedere permesso. E lì sì, diventa brutale.
Numeri veri (non da brochure)
Giusto per dare un contesto tecnico a quello che abbiamo sentito:
- Potenza: 400 kW (544 CV)
- Coppia: circa 686 Nm
- 0-100 km/h: ~3,8 secondi
- Trazione: integrale (dual motor)
- Batteria: 100 kWh (utilizzabili poco meno)
- Autonomia WLTP: fino a ~580 km (ma realisticamente siamo sui 450 km reali)
- Ricarica DC: fino a 200 kW
Tradotto: non è solo veloce, è seriamente veloce.
Comfort da salotto (con subwoofer nel collo)
Questa vettura era allestita particolarmente bene.
L’abitacolo ti accoglie in modo elegante e raffinato, con materiali piacevoli anche al tatto e un’atmosfera da vero lusso nordico. Minimalismo, sì… ma fatto come si deve.
Il sistema è basato su Google Automotive integrato:
- comandi vocali che funzionano davvero
- interfaccia intuitiva
- gestione quasi totale dal touchscreen
E poi l’impianto audio: qualcosa di esagerato.
Le casse integrate nei poggiatesta ti danno una sensazione di immersione totale. Non stai ascoltando la musica… ci sei dentro.
Le poltrone? Chiamarle sedili è offensivo:
- riscaldamento
- ventilazione
- massaggio
- memoria posizione
Insomma, più lounge che auto.
Silenzio, spazio… e niente lunotto
Nonostante i pneumatici invernali (che non sono mai campioni di silenziosità), l’auto è incredibilmente insonorizzata.
Il bagagliaio è ampio, sfruttabile, ma la vera chicca è dietro:
il lunotto non c’è.
O meglio: niente vetro, ma una struttura in metallo.
La visione posteriore è affidata a una telecamera nello specchietto centrale.
Soluzione interessante, ma non perfetta:
non l’ho trovata nitidissima e, alla fine, mi fidavo più degli specchietti laterali tradizionali.
Tetto “intelligente”
Il tetto in vetro non è apribile, ma può variare la sua opacità.
Serve a gestire luce e calore senza dover ricorrere a tendine o compromessi.
Una di quelle cose che non sai di volere… finché non la provi.
Alla guida: doppia personalità
Qui la Polestar 4 gioca su due tavoli:
- Comfort mode: berlina di rappresentanza, silenziosa e rilassante
- Setup rigido + prestazioni: diventa sorprendentemente aggressiva
È incollata a terra, stabile, sicura.
Lo sterzo è preciso per la categoria, anche se ovviamente non è una sportiva pura.
Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo:
un asse posteriore sterzante avrebbe fatto davvero la differenza.
Le dimensioni si sentono nei parcheggi, ma:
- telecamera 360°
- sensori ovunque
rendono tutto molto più semplice.
ADAS: finalmente maturi
Grande passo avanti rispetto alla Polestar 2.
Qui gli ADAS:
- sono meno invasivi
- intervengono in modo fluido
- non ti “sparano” da una corsia all’altra
Anche l’avviso dei limiti di velocità è civile: suona, ma senza panico da fine del mondo.
Interessante il sistema di monitoraggio attenzione: mentre smanettavo nei menu, la telecamera mi ha subito richiamato all’ordine.
Promossa.
Autonomia: il vero punto
Lo so, è quello che aspettavate.
I 450 km reali li fa senza drammi.
Ma la cosa più impressionante è il consumo nell’uso normale: bassissimo.
Qui si capisce il lavoro sull’efficienza:
- tanta potenza
- tanta coppia
- ma usabili con un filo di acceleratore
Certo, se schiacci… paga. Ma è giusto così.
Il verdetto (senza girarci intorno)
La Polestar 4 è una di quelle auto che ti fanno dire:
“Ok, così sì.”
Non mi sento di giustificare gli 80.000 euro del nuovo.
Ma sul mercato dell’usato?
Sotto i 50.000 euro, con pochi km, diventa un affare molto serio.
Ti porti a casa:
- prestazioni da sportiva
- comfort da ammiraglia
- autonomia senza ansie
E soprattutto una cosa rara:
un’elettrica che non ti stanca dopo tre giorni.
E credimi, non è poco.

Lo specchietto virtuale e le luci che cambiano a seconda dell’ambiente pianeta scelto

I pianeti che cambiano lo stile della vettura

Il menù completo e le regolazioni millimetriche per l’audio

La modalità autolavaggio non l’avevo mai vista

il display minimalista, ma essenziale coadiuvato dal Head Up Display

La scelta della luminosità del tetto. Notare anche i comandi principali sempre visibili

Le poltrone e le loro infinite e guduriose regolazioni

Ambiente elegante, a parte il colore a caso che avevo selezionato…

poteva mancare un display anche dietro? Notare le casse sul poggiatesta

anche dietro spazio da limousine

schermi e tanto spazio per mettere gli oggetti, i comandi touch del volante migliorabili

Berlinona coupè

Grazie a Motors Club per il test drive